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Il 10 novembre alle 4.50 del pomeriggio, il presidente boliviano Evo Morales ha annunciato le sue dimissioni. È stato il culmine di un colpo di stato che si stava preparando da tempo. Un ammutinamento della polizia, i tiratori scelti che sparano contro i minatori, un rapporto dell’Osa (Organizzazione degli stati americani) che mette in dubbio la validità delle elezioni e infine l’esercito che “suggerisce” a Evo che dovrebbe dimettersi sono solo gli atti finali nel fine settimana. Ci siamo opposti a questo colpo di stato sin dall’inizio, sottolineando allo stesso tempo come ne siano state poste in precedenza le premesse.

Più di 70 persone hanno partecipato all’assemblea con Alan Woods a Napoli, tenutasi il 7 novembre alla Città del Sole. L’assemblea, dopo quella di Milano e Bologna, era la terza del tour organizzato da Sinistra Classe Rivoluzione con il dirigente della Tendenza marxista Internazionale, di cui SCR è la sezione italiana.

Oltre cento persone, sfidando una giornata di pioggia torrenziale, sabato 9 novembre hanno partecipato all’assemblea con Alan Woods al Centro Congressi Cavour a Roma. L’ultima iniziativa del dirigente della Tendenza Marxista Internazionale è stata un successo ed ha chiuso nel migliore dei modi in suo tour in Italia.

“Uno spettro si aggira per l’Europa”. Gli autori del Manifesto del Partito Comunista proclamavano con questa frase celebre l’alba di una nuova fase per la storia dell’umanità. Questo avveniva nel 1848, un anno di insurrezioni rivoluzionarie in Europa. Ma ora questo spettro si aggira, non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo. È lo spettro della rivoluzione mondiale.

Più di un milione di persone hanno manifestato a Santiago del Cile lo scorso venerdì, 25 ottobre, in quella che è stata chiamata #LaMarchaMásGrandedeChile (la più grande marcia del Cile). E certamente lo è stata, essendo stata più grande della manifestazione di chiusura della campagna per il NO del 1988 che riunì un milione di persone. La mobilitazione di venerdì 25 ottobre si è svolta anche nelle città grandi e piccole di tutto il paese e ha avuto luogo una settimana dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, la militarizzazione delle strade e il coprifuoco imposto dal governo Piñera. Un totale di oltre due milioni di persone sono scese in piazza contro il regime in tutto il

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Il governo del capitale in Cile ha dichiarato guerra ai poveri. Ha dichiarato lo stato di emergenza e il coprifuoco nelle principali città, una misura che non era stata vista dal 1987, ai tempi della dittatura. Ci sono già stati undici morti. L’immensa rivolta popolare ha messo gravemente in difficoltà il governo che reagisce in maniera disperata. È in atto una mobilitazione storica mai vista dalle proteste che portarono alla caduta del dittatore Pinochet.

Dopo due settimane dalle elezioni parlamentari, il nuovo governo formato del PS (Partito Socialista), vincitore delle consultazioni, entrerà ufficialmente in carica questa settimana. Se questo è un dato certo, non è altrettanto chiaro in che misura e come, i potenziali “alleati” del PS (Bloco de Esquerda, coalizione Partito Comunista e Verdi, PAN, LIVRE) sosterranno questo governo, soprattutto il BE. Esclusa la possibilità di una “geringonça” (alleanza) identica a quella del 2015 e di un accordo scritto di governo, le negoziazioni tra il PS e gli altri partiti, sulle singole leggi e i singoli bilanci da approvare, continueranno nel corso di tutta la legislatura.

L’altro ieri, 14 ottobre, la Corte suprema spagnola ha condannato dodici prigionieri politici catalani coinvolti nel referendum dell’ottobre 2017, tra cui nove ex ministri, il Presidente del parlamento catalano e due leader della società civile molto popolari. Il processo è durato quasi due anni, durante i quali nove di loro sono stati detenuti in custodia cautelare. Come previsto, le condanne sono state dure: tra i nove e i tredici anni di carcere per i nove detenuti in custodia cautelare, e multe e inibizione dai pubblici uffici per gli altri tre.

Nove prigionieri politici catalani, detenuti in custodia cautelare da quasi due anni, sono stati condannati a lunghe pene detentive da 9 a 13 anni dalla Corte suprema spagnola per sedizione e abuso di fondi pubblici. E quale sarebbe il loro “crimine”? L’organizzazione del referendum sull’indipendenza catalana del 1 ottobre 2017. Questa è una sentenza scandalosa e non democratica che rivela il marciume del regime spagnolo del 1978. La Tendenza marxista internazionale rifiuta queste scandalose sentenze e invita le forze del movimento operaio, socialiste e democratiche del mondo a mobilitarsi contro di esse con tutte le loro forze.

Il movimento in Ecuador contro il pacchetto di austerità (paquetazo) di Lenín Moreno ispirato dal Fondo Monetario Internazionale, iniziato il 2 ottobre, ha raggiunto proporzioni insurrezionali. Lo stato di emergenza dichiarato giovedì scorso e l’uso della polizia e dell’esercito (lasciando un morto, decine di feriti e provocando centinaia di arresti) non hanno fermato il movimento di lavoratori, giovani e contadini.

Da oltre due settimane 50mila lavoratori della General Motors sono in sciopero negli Stati Uniti. Questo articolo di John Peterson, della sezione statunitense della Tendenza marxista internazionale, spiega quale sia il retroscena di un simile aumento della conflittualità negli Usa.

I compagni di Socialist appeal, la sezione britannica della Tendenza marxista internazionale, sono intervenuti a Brighton, all’interno e all’esterno del congresso laburista. I nostri delegati hanno fatto interventi appassionati dal palco a favore di posizioni socialiste. E i nostri banchetti all’esterno del congresso hanno ricevuto un’accoglienza entusiasta da parte degli altri delegati e degli invitati all’assise.

La protesta di domenica 8 settembre rischia di condurre il movimento in una direzione reazionaria e apertamente proimperialista americana. Questa strategia criminale è estremamente pericolosa per il movimento e, per evitare la sconfitta, deve essere respinta in maniera ferma e inequivocabile.

Sì! E’ vero! Avete letto bene. Il presidente Donald Trump ha licenziato il suo Consigliere della Sicurezza Nazionale, John Bolton, comunicandogli che i suoi servigi “non sono più necessari”.

La crisi di governo di Ferragosto si è risolta con la nascita di una nuova maggioranza, all’insegna dell’accordo tra Movimento 5 stelle e Partito democratico. Un vero e proprio ribaltone, a cui ha fatto da detonatore la decisione di Salvini di staccare la spina al primo governo Conte per passare all’incasso elettorale. Un calcolo che si è rivelato errato: Salvini è caduto preda del suo delirio di onnipotenza e ha fatto il passo più lungo della gamba, ma le cause principali della crisi sono oggettive e risiedono nelle contraddizioni insanabili tra Lega e M5S che si trascinavano da mesi.

Le misure draconiane del governo Modi riguardanti il Kashmir hanno provocato ripercussioni in tutta la regione. Il 5 agosto, con un decreto presidenziale è stato revocato dopo più di settant’anni lo statuto speciale allo stato di Jammu e Kashmir, conteso con il Pakistan. Anche l’autonomia costituzionale è stato improvvisamente revocata senza alcun passaggio democratico.

L’autoproclamato “Presidente ad interim” del Venezuela Juan Guaido sta tentando di attuare un colpo di stato militare, “Operazione Libertà”, come ha denominato la “fase finale” del suo tentativo di rimuovere Maduro. È stato raggiunto da Leopoldo Lopez, che è stato liberato dagli arresti domiciliari da un gruppo di poliziotti e militari stamattina. È una mossa del tipo “o la va o la spacca”, come alcuni hanno descritto.

La giornata internazionale della donna, l’8 marzo, è tornata ad essere negli ultimi anni una giornata di lotta e di mobilitazione non solo a livello internazionale, ma anche nel nostro paese. Questo ritorno alla lotta e nelle piazze è dovuto ai continui attacchi che i diritti delle donne ormai subiscono da anni da tutti i governi alternatisi in Italia. La crisi economica ha peggiorato le condizioni economiche e sociali, soprattutto delle donne lavoratrici e i tagli allo stato sociale hanno fatto compiere dei passi indietro all’emancipazione che le donne hanno conquistato con la lotta nei decenni scorsi.

L’oceano si sta sollevando, e lo siamo facendo anche noi.” era quello che si leggeva su un cartellone al recente corteo #YouthStrike4Climate a Londra. I giovani di tutto il mondo stanno scendendo in piazza per affrontare il problema scottante della nostra epoca: la catastrofe climatica imminente. A partire dallo scorso agosto in Svezia, con le proteste a cadenza settimanale di una studentessa, Greta Thunberg, gli scioperi degli studenti si sono rapidamente diffusi a livello internazionale. In ogni paese la situazione è la stessa: una nuova generazione radicalizzata sta entrando nell’attività politica, chiedendo azioni decise e un cambiamento di sistema per evitare la

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L’11 febbraio 2019, la polizia di stato pakistana nota per i suoi arresti illegali, gli atti di brutalità e l’omicidio di persone innocenti ha fatto irruzione nella sede della Progressive youth alliance e arrestato attivisti e studenti. Sono stati accusati di numerosi reati tra cui la sedizione. Altri sono riusciti a ottenere la libertà su cauzione, ma Rawal Asad è ancora detenuto in carcere e c’è il pericolo che la Polizia statale lo torturi e lo detenga per sempre in carcere.

La Tendenza Marxista Internazionale respinge il tentativo in atto dell’imperialismo statunitense di portare avanti un colpo di stato in Venezuela. Quello a cui stiamo assistendo è il tentativo spudorato di una coalizione di diversi paesi, guidata da Trump, di destituire il governo venezuelano del presidente Maduro. Questo è l’ultimo episodio di una campagna ventennale contro la Rivoluzione Bolivariana, una campagna che ha comportato colpi di stato militari, infiltrazioni paramilitari, sanzioni, pressioni diplomatiche, violenti scontri e tentativi di assassinio.

Sotto la maschera trasparente dell'agitazione per “l’alleanza di pace", il fronte popolare (1) in Gran Bretagna compie ora i suoi primi passi verso l'ingresso nell'arena politica. I liberali drizzano attentamente le orecchie, i vertici laburisti si oppongono strenuamente al progetto e il partito comunista, il promotore dell'agitazione, sta utilizzando tutte le risorse che possiede affinché il fronte popolare divenga realtà. Ora è urgente che i lavoratori britannici traggano conclusioni dagli eventi in Spagna, per esaminare l'esperienza del frontismo popolare così come appare nella pratica della guerra civile, al fine di affrontare i problemi di domani.

È un fatto notorio che il caso può giocare un ruolo notevole sia nella storia che nelle vite individuali. Nel corso della mia vita ho osservato molti fatti casuali e coincidenze straordinarie. Ma non ho mai vissuto una concatenazione di circostanze accidentali tanto unica e imprevedibile come quella che mi appresto a raccontare di seguito.

Dall’inizio della crisi del 2008 i partiti e i movimenti anti-immigrati sono in crescita in Europa e negli Stati Uniti, conquistando al loro programma anche una parte di classe lavoratrice. Ciò ha portato alcuni settori del movimento operaio ad adattarsi a queste idee: rivendicano maggiori controlli alla frontiera e giustificano le loro posizioni con tanto di citazioni di Marx. Come dimostreremo, questa politica miope non ha niente a che fare con Marx e le tradizioni della Prima, Seconda e Terza Internazionale.

Per il quinto sabato consecutivo, il 15 dicembre i manifestanti con i gilet gialli sono scesi in piazza in quello che veniva chiamato l’”Atto quinto” del movimento. Questo dopo gli annunci delle “concessioni” di Macron del 10 dicembre e dopo una settimana che ha visto la mobilitazione degli studenti e una giornata di azione nazionale indetta dal sindacato CGT. Dopo cinque settimane, a che stadio si trova il movimento e quali sono le sue prospettive?

All’indomani del discorso pronunciato da Macron in diretta televisiva, il suo contenuto è esaminato sotto la lente d’ingrandimento e dibattuto tra tutti coloro che si sono mobilitati in queste ultime settimane. Il verdetto è: “tanto fumo e poco arrosto”.

La situazione sociale e politica in Francia evolve ad altissima velocità. In meno di un mese, lo svilupparsi del movimento dei gilet gialli ha posto il paese sull’orlo di una crisi rivoluzionaria. Nei prossimi giorni questo limite può essere oltrepassato. Che cosa determinerà questo passo in avanti?

In Francia il movimento dei gilet gialli è a un punto di svolta. Di fronte all’aumento della radicalizzazione che ora minaccia la sopravvivenza stessa del suo governo, Macron ha mutato il suo tono di sfida e ha promesso di “sospendere” l’aumento della tassa sul carburante, la scintilla che ha provocato il movimento. Questa ritirata è arrivata dopo che nello scorso weekend gli scontri nelle strade tra migliaia di manifestanti e la polizia ha provocato 200 feriti solo a Parigi e almeno un morto.

In Francia, centinaia di migliaia di persone stanno partecipando da metà novembre al movimento dei gilet gialli per protestare contro l’aumento delle imposte sui carburanti e, più in generale, contro il costo della vita in costante aumento. Questo movimento è il risultato inevitabile di una crisi economica palpabile e dell’austerità brutale imposta dal governo attuale. Tra tagli ai servizi sociali, aumenti delle tasse e altre misure di austerità, i gilet gialli testimoniano lo strangolamento della popolazione francese a causa dei salari stagnanti e del continuo aumento dei costi della vita.

La mobilitazione dei “gilet gialli” segna una fase importante nello sviluppo della lotta di classe in Francia. Senza partito, senza sindacato, senza alcuna forma di organizzazione preesistente, centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a blocchi stradali e di distributori di benzina, spazzando via le minacce e le pseudo-concessioni del governo. Sono sostenuti dalla gran maggioranza della popolazione. La loro determinazione è all’altezza della loro rabbia e della loro sofferenza. Fremono di indignazione contro un governo che non ha cessato di aumentare la pressione fiscale sui lavoratori, sui pensionati e sulle classi medie, mentre i più ricchi beneficiano di ogni sorta di

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Alla fine, dopo mesi di difficili negoziati, i negoziatori britannici e quelli della UE sono arrivati ad una proposta di accordo. Tuttavia, a margine ci sono scritte le istruzioni: accendi la miccia e allontanati in fretta. Sta per scatenarsi l’inferno.

Oggi, 7 novembre 1917 (25 ottobre per il calendario giuliano), 101 anni fa, i lavoratori in Russia abbattevano il capitalismo e conquistavano il potere, guidati dal partito bolscevico. Consideriamo la Rivoluzione d’Ottobre il più grande avvenimento della storia dell’umanità e la celebriamo consigliando la lettura di questo articolo di Lenin, pubblicato per la prima volta nel 1921.

Bolsonaro ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane con il 55 percento dei voti, sconfiggendo Haddad, il candidato del Partito dei lavoratori (PT), che ha ottenuto il 45 percento. Le speranze di una rimonta dell’ultimo minuto sono state vanificate. Questa è una battuta d’arresto per la classe lavoratrice e per i settori poveri del paese. Dobbiamo capire cosa significa, cosa ha portato a questa situazione e quale strategia dovrebbe seguire il movimento operaio di fronte a questo governo reazionario.

Una volta, Lenin scrisse un articolo intitolato “Materiale infiammabile nella politica mondiale”. Ma la quantità di materiale infiammabile presente nell’attuale situazione mondiale non ha nulla a che vedere con quella che il leader bolscevico aveva in mente. Ovunque si guardi c’è instabilità, turbolenze e convulsioni: il conflitto tra Russia e Ucraina; la sanguinosa guerra civile in Siria; il conflitto tra Iran, Israele e Arabia Saudita; la questione irrisolta della Palestina e la lunga, ed ugualmente irrisolta, guerra in Afghanistan.

Ieri, primo luglio, c’è stata una massiccia partecipazione alle elezioni, dove erano da assegnare 18229 posti tra il parlamento nazionale e le varie amministrazioni locali, ma senza dubbio le elezioni presidenziali rappresentavano il voto più importante e fondamentale . Con un corpo elettorale di oltre 89 milioni di votanti, la partecipazione, stando ai primi dati di affluenza, sarà una delle più alte della storia. Questo voto rappresenta un vero terremoto politico e sociale, l’oligarchia e l’imperialismo, che sono sempre stati abituati a comandare e a ricevere obbedienza hanno ora un governo con cui devono fare i conti, che ha detto che separerà il potere economico da quello politico e

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Il 14 giugno la Camera dei Deputati argentina ha approvato la legalizzazione dell’aborto. Dopo quasi 20 ore di votazione, ci sono stati 129 voti a favore, 125 contrari e un’astensione. Ma il voto a favore è il risultato di una vasta e massiccia lotta della gioventù contro la violenza di genere, con le mobilitazioni iniziate nel 2015 dopo il brutale omicidio di Lucía Pérez. Il movimento è diventato popolare come #niunamenos.

Dopo quasi tre mesi dalle elezioni del 4 marzo, finalmente il governo 5 stelle – Lega ha giurato davanti al Presidente della Repubblica, lo scorso 1 giugno. In questi tre mesi non sono mancati i colpi di scena e i cambiamenti improvvisi dello scenario politico. Sono il risultato del terremoto provocato dalle elezioni, che non avevano prodotto alcun vincitore e punito severamente i partiti che erano stati i pilastri dei governi degli ultimi vent’anni, Pd e Forza Italia.

Con la rinuncia del primo ministro Conte e con l’incarico a Cottarelli si è consumato un nuovo passaggio nella profonda crisi politica italiana e non solo.

Ci sono state festeggiamenti per le strade di Dublino la sera dello scorso 25 maggio, quando l’establishment conservatore in Irlanda ha ricevuto un altro duro colpo. Il voto schiacciante per l’abrogazione dell’articolo 8 della Costituzione, che vietava l’aborto in Irlanda, segue il”Sì” del referendum sul matrimonio gay tre anni fa, un risultato inaspettato.

Lo spettacolo delle celebrazioni per l’inaugurazione della nuova ambasciata Usa a Gerusalemme, lo scorso lunedì 14 maggio, è in netto contrasto con il massacro avvenuto a Gaza, dove nella stessa giornata 59 manifestanti palestinesi sono stati uccisi e oltre 2.700 feriti dai cecchini israeliani.

Tutti i nostri compagni sono stati liberati! Bilawal Baloch, Raja Umar and Mohammed Gulbaz sono al sicuro con i compagni della sezione pakistana della Tmi. Il merito è tutto della meravigliosa campagna di solidarietà che condotta in Pakistan e a livello internazionale!