Italian

Nei primi giorni del febbraio 2023, i cittadini degli Stati Uniti – “terra dell’uomo libero e dimora dei coraggiosi”- sono stati informati di una nuova temibile minaccia. Sarà un drone da guerra munito di armi nucleari? Sarà un robot assassino che invade le case? Oppure sarà un attacco cibernetico che si porta via i risparmi e ruba l’identità? La realtà è di gran lunga più spaventosa: un pallone dalla Cina! Per settimane, un pallone spia bianco, visibile a occhio nudo da terra, ha sorvolato l’impero più potente del mondo. Seguendo l’esempio della Casa Bianca, la politica mondiale ha trasecolato per paura di questa ombra terrificante.

Una marea umana ha inondato Madrid per protestare contro il collasso della sanità pubblica madrilena, dovuto alla politica di privatizzazioni e tagli dell’amministrazione di destra della Ayuso (presidente della Comunità autonoma di Madrid, ndt).

Alla fine di gennaio ha avuto luogo in Italia una riunione della direzione internazionale della Tendenza marxista internazionale (Tmi). È stata la prima volta che la direzione si è riunita in presenza dopo esattamente tre anni, considerato che l’ultima volta era stato nel gennaio 2020, proprio mentre il Covid-19 si stava propagando nel globo. Ora, finalmente, compagni da tutti i continenti – 27 paesi in totale – si sono potuti incontrare per riflettere e discutere.

Lunedì 6 febbraio, di prima mattina, un terremoto devastante ha colpito il Medio Oriente, squarciando la Terra e riducendo gli edifici in macerie. La scossa, di magnitudo 7.8, il cui l’epicentro è appena a ovest di Gaziantep, nell’Anatolia turca, è il più forte che ha colpito il paese nei tempi moderni. Con la forza di 130 bombe atomiche, è stato percepito perfino in Groenlandia.

Ancora una volta gli Stati Uniti sono attraversati dalla rabbia contro la violenza della polizia. Le proteste sono cominciate a Memphis venerdì 27 gennaio dopo l’uscita di un video che mostrava il brutale pestaggio da parte della polizia di Tyre Nichols, fotografo ventinovenne e lavoratore FedEx, risultato fatale. Le proteste sono poi dilagate in almeno 38 città in tutta la nazione.

Abbiamo ricevuto questo resoconto da una compagna che ha partecipato a una delle due manifestazioni indette nei Paesi Baschi il 28 gennaio. Pensiamo che sia molto significativo che migliaia di giovani abbiano partecipato a queste manifestazioni combattive all’insegna della rivoluzione socialista. Questo movimento dovrebbe essere un’ispirazione per i marxisti rivoluzionari di tutto il mondo e ci congratuliamo con i compagni del GKS per il loro successo.

Mercoledì scorso, primo di febbraio, c’è stata la più grande giornata coordinata di scioperi da più di un decennio, con mezzo milione di persone in sciopero. Abbiamo parlato con i lavoratori ai picchetti e alle manifestazioni in tutto il paese a proposito della loro lotta contro gli attacchi dei padroni e contro la legge antisindacale dei Conservatori.

Ripubblichiamo una lettera molto interessante scritta nel 1915 dal socialista serbo Dušan Popović a Christian Rakovsky, il grande internazionalista balcanico. La lettera venne pubblicata su Nashe Slovo (La nostra parola), un quotidiano socialista pubblicato in Francia durante la Prima Guerra Mondiale e diretto da Lev Trotskij. Riteniamo che essa contenga delle lezioni cruciali riguardo all’atteggiamento dei marxisti nei confronti della guerra imperialista e al modo nel quale le potenze imperialiste utilizzano i diritti delle nazionalità come pretesto per i loro veri obiettivi.

Nel primo numero del nuovo anno, Der Spiegel pubblica un interessante articolo che si intitola “Marx aveva ragione, dopotutto?” Pieno di osservazioni acute sullo stato del capitalismo, è un articolo sintomatico delle preoccupazioni della classe dominante. Ma le “soluzioni” che propone – idee reazionarie e utopiche basate sulla salvaguardia del capitalismo, come la “decrescita” e il keynesismo – in realtà non sono affatto soluzioni.

Sono arrivati da tutto il Paese: dal sud e dal nord; dalle regioni costiere e dalla giungla amazzonica, molti di loro di lingua aymara e quechua; operai, contadini e giovani studenti; tutti uniti a Lima con un unico obiettivo: far cadere il presidente illegittimo Dina Boluarte, insediatosi dopo il golpe del 7 dicembre contro Pedro Castillo.

Nelle strade della Francia, c’erano più di un milione di persone oggi [ndt, articolo scritto il 19 gennaio], in più di 200 manifestazioni, come parte dello sciopero nazionale contro l’ultimo attacco alle pensioni da parte del presidente Emmanuel Macron. Lavoratori delle ferrovie, dei trasporti di Parigi, delle raffinerie di petrolio e dei mezzi di comunicazione, insieme con gli insegnanti, i lavoratori pubblici, gli autisti dei camion e i bancari, tutti sono scesi in corteo in protesta contro i piani di Macron di aumento dell’età pensionabile. Il potenziale per uno scontro decisivo esiste, ma i dirigenti del movimento operaio saranno all’altezza?

Questa è una settimana cruciale per il movimento contro il golpe in Perù. Nonostante la repressione brutale e continua, i lavoratori, i contadini e gli studenti in lotta contro il presidente illegittimo Dina Boluarte hanno continuato a lottare. La confederazione sindacale del paese, la CGTP, ha convocato uno sciopero nazionale per il 19 gennaio e colonne di manifestanti stanno convergendo sulla capitale Lima.

A un mese dal colpo di stato contro il presidente Castillo del 7 dicembre, il nuovo governo illegittimo di Dina Boluarte ha scatenato una brutale repressione della polizia e dell’esercizio per sedare le proteste, causando 45 morti. I lavoratori e i contadini hanno resistito al colpo di stato con manifestazioni di massa, blocchi stradali, scioperi nazionali e regionali e con la formazione di comitati di lotta in tutto il paese, in un movimento che ha il suo epicentro nei dipartimenti meridionali, più poveri e con maggiore presenza indigena. Chi c’è dietro il colpo di stato del 7 dicembre e quali sono le prospettive per il movimento di resistenza di massa?

Nel maggio del 2022, l’amministratore delegato di BlackRock ha dichiarato che “l’invasione russa dell’Ucraina ha messo fine alla globalizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni”. Non ha tutti i torti: la guerra in Ucraina ha fatto esplodere i conflitti che fermentavano da tempo tra le potenze principali.