Il 14 agosto si aprono le votazioni per eleggere il nuovo leader del Partito laburista in Gran Bretagna. Le procedure di voto termineranno il 10 settembre e due giorni dopo sarà annunciato il vincitore. Per la prima volta nella storia del Labour party, il segretario del partito sarà eletto con un sistema del tutto simile alle elezioni primarie nostrane. Oltre agli iscritti al partito, chiunque potrà partecipare al voto, iscrivendosi come «Labour supporter» e versando 3 sterline. Il sistema, architettato dalla destra blairiana per diluire il peso degli attivisti nella marea dei votanti del partito, sta creando non pochi problemi all'establishment. Jeremy Corbyn, deputato della sinistra, giunto alla candidatura quasi per caso e grazie alla concessione di una serie di firme «democratiche», sta catalizzando la rabbia e lo scontento di tanti giovani e lavoratori ed è balzato in testa a tutti i sondaggi. L'articolo dei nostri compagni inglesi de il «Socialist Appeal» spiega molto bene tutto il processo.

Il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha appena annunciato le proprie dimissioni. Ha perso la maggioranza in Parlamento e Syriza si è spaccata, col leader della sinistra di Syriza Lafazanis che ha lanciato un nuovo partito, Unità Popolare. In un discorso televisivo la scorsa notte Tsipras ha dichiarato che il governo di Syriza avrebbe rassegnato le proprie dimissioni e convocato nuove elezioni. Ha dichiarato anche che altre battaglie attendono il popolo greco, ma che la Grecia ora si impegna ad "onorare" gli impegni presi con l'ultimo pacchetto del cosiddetto salvataggio. Cosa significa?

L’accordo imposto alla Grecia nelle prime ore del 13 Luglio, dopo un Eurosummit durato tutta la notte, non può essere che definito una umiliante capitolazione. La Grecia ha di fatto rinunciato alla propria sovranità in favore della Troika, in cambio di un nuovo salvataggio vincolante e una vaga promessa che forse, un giorno, sarà presa in esame una ristrutturazione (ma non una cancellazione) del debito. Ma questo accordo non funzionerà. Distruggerà politicamente Tsipras e Syriza e farà sprofondare la Grecia in una recessione ancora più profonda. Inoltre, ha fatto emergere profonde spaccature nell’Unione Europea.

Solo dopo la mezzanotte del 15 luglio il parlamento greco ha alla fine approvato una legge onnicomprensiva che contiene tutte le “misure preliminari" richieste dalle istituzioni. La votazione è stata accolta con scioperi, manifestazioni e da una ribellione da parte di 38 deputati Syriza, insieme  all'opposizione della maggioranza dei membri del Comitato centrale del partito.

Con l'avvicinarsi del referendum, la polarizzazione politica sta raggiungendo livelli mai visti prima in Grecia. Gli eventi delle ultime 48 hanno rivelato l'impostura della democrazia borghese; la Troika non è disposta ad accettare alcuna concessione suggerita dal governo greco, e chiede a gran voce la rimozione di Tsipras.

Il governo di Michelle Bachelet sta bruciando le opportunità concesse dai lavoratori e dagli studenti cileni. La crisi sta cominciando a farsi sentire con maggior forza troncando le speranze di riforma che la Nuova Maggioranza, dalla DC fino al Partito Comunista Cileno, aveva raccolto. Le mobilitazioni studentesche e operaie e la repressione riappaiono accompagnate da una polarizzazione crescente nella società cilena.