Più di un milione di persone hanno manifestato a Santiago del Cile lo scorso venerdì, 25 ottobre, in quella che è stata chiamata #LaMarchaMásGrandedeChile (la più grande marcia del Cile). E certamente lo è stata, essendo stata più grande della manifestazione di chiusura della campagna per il NO del 1988 che riunì un milione di persone. La mobilitazione di venerdì 25 ottobre si è svolta anche nelle città grandi e piccole di tutto il paese e ha avuto luogo una settimana dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, la militarizzazione delle strade e il coprifuoco imposto dal governo Piñera. Un totale di oltre due milioni di persone sono scese in piazza contro il regime in tutto il paese.

Il governo del capitale in Cile ha dichiarato guerra ai poveri. Ha dichiarato lo stato di emergenza e il coprifuoco nelle principali città, una misura che non era stata vista dal 1987, ai tempi della dittatura. Ci sono già stati undici morti. L’immensa rivolta popolare ha messo gravemente in difficoltà il governo che reagisce in maniera disperata. È in atto una mobilitazione storica mai vista dalle proteste che portarono alla caduta del dittatore Pinochet.

Dopo due settimane dalle elezioni parlamentari, il nuovo governo formato del PS (Partito Socialista), vincitore delle consultazioni, entrerà ufficialmente in carica questa settimana. Se questo è un dato certo, non è altrettanto chiaro in che misura e come, i potenziali “alleati” del PS (Bloco de Esquerda, coalizione Partito Comunista e Verdi, PAN, LIVRE) sosterranno questo governo, soprattutto il BE. Esclusa la possibilità di una “geringonça” (alleanza) identica a quella del 2015 e di un accordo scritto di governo, le negoziazioni tra il PS e gli altri partiti, sulle singole leggi e i singoli bilanci da approvare, continueranno nel corso di tutta la legislatura.