In Francia, centinaia di migliaia di persone stanno partecipando da metà novembre al movimento dei gilet gialli per protestare contro l’aumento delle imposte sui carburanti e, più in generale, contro il costo della vita in costante aumento. Questo movimento è il risultato inevitabile di una crisi economica palpabile e dell’austerità brutale imposta dal governo attuale. Tra tagli ai servizi sociali, aumenti delle tasse e altre misure di austerità, i gilet gialli testimoniano lo strangolamento della popolazione francese a causa dei salari stagnanti e del continuo aumento dei costi della vita.

La mobilitazione dei “gilet gialli” segna una fase importante nello sviluppo della lotta di classe in Francia. Senza partito, senza sindacato, senza alcuna forma di organizzazione preesistente, centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a blocchi stradali e di distributori di benzina, spazzando via le minacce e le pseudo-concessioni del governo. Sono sostenuti dalla gran maggioranza della popolazione. La loro determinazione è all’altezza della loro rabbia e della loro sofferenza. Fremono di indignazione contro un governo che non ha cessato di aumentare la pressione fiscale sui lavoratori, sui pensionati e sulle classi medie, mentre i più ricchi beneficiano di ogni sorta di “alleggerimento contributivo”, di sovvenzioni e di esoneri fiscali. I “gilet gialli” hanno capito che l’argomento della “transizione ecologica” è soltanto l’ennesimo pretesto per depredare la massa della popolazione a vantaggio di un pugno di ricchissimi parassiti.

Alla fine, dopo mesi di difficili negoziati, i negoziatori britannici e quelli della UE sono arrivati ad una proposta di accordo. Tuttavia, a margine ci sono scritte le istruzioni: accendi la miccia e allontanati in fretta. Sta per scatenarsi l’inferno.