La giornata internazionale della donna, l’8 marzo, è tornata ad essere negli ultimi anni una giornata di lotta e di mobilitazione non solo a livello internazionale, ma anche nel nostro paese. Questo ritorno alla lotta e nelle piazze è dovuto ai continui attacchi che i diritti delle donne ormai subiscono da anni da tutti i governi alternatisi in Italia. La crisi economica ha peggiorato le condizioni economiche e sociali, soprattutto delle donne lavoratrici e i tagli allo stato sociale hanno fatto compiere dei passi indietro all’emancipazione che le donne hanno conquistato con la lotta nei decenni scorsi.

L’oceano si sta sollevando, e lo siamo facendo anche noi.” era quello che si leggeva su un cartellone al recente corteo #YouthStrike4Climate a Londra. I giovani di tutto il mondo stanno scendendo in piazza per affrontare il problema scottante della nostra epoca: la catastrofe climatica imminente. A partire dallo scorso agosto in Svezia, con le proteste a cadenza settimanale di una studentessa, Greta Thunberg, gli scioperi degli studenti si sono rapidamente diffusi a livello internazionale. In ogni paese la situazione è la stessa: una nuova generazione radicalizzata sta entrando nell’attività politica, chiedendo azioni decise e un cambiamento di sistema per evitare la distruzione ambientale.

L’11 febbraio 2019, la polizia di stato pakistana nota per i suoi arresti illegali, gli atti di brutalità e l’omicidio di persone innocenti ha fatto irruzione nella sede della Progressive youth alliance e arrestato attivisti e studenti. Sono stati accusati di numerosi reati tra cui la sedizione. Altri sono riusciti a ottenere la libertà su cauzione, ma Rawal Asad è ancora detenuto in carcere e c’è il pericolo che la Polizia statale lo torturi e lo detenga per sempre in carcere.

La Tendenza Marxista Internazionale respinge il tentativo in atto dell’imperialismo statunitense di portare avanti un colpo di stato in Venezuela. Quello a cui stiamo assistendo è il tentativo spudorato di una coalizione di diversi paesi, guidata da Trump, di destituire il governo venezuelano del presidente Maduro. Questo è l’ultimo episodio di una campagna ventennale contro la Rivoluzione Bolivariana, una campagna che ha comportato colpi di stato militari, infiltrazioni paramilitari, sanzioni, pressioni diplomatiche, violenti scontri e tentativi di assassinio.

Sotto la maschera trasparente dell'agitazione per “l’alleanza di pace", il fronte popolare (1) in Gran Bretagna compie ora i suoi primi passi verso l'ingresso nell'arena politica. I liberali drizzano attentamente le orecchie, i vertici laburisti si oppongono strenuamente al progetto e il partito comunista, il promotore dell'agitazione, sta utilizzando tutte le risorse che possiede affinché il fronte popolare divenga realtà. Ora è urgente che i lavoratori britannici traggano conclusioni dagli eventi in Spagna, per esaminare l'esperienza del frontismo popolare così come appare nella pratica della guerra civile, al fine di affrontare i problemi di domani.

È un fatto notorio che il caso può giocare un ruolo notevole sia nella storia che nelle vite individuali. Nel corso della mia vita ho osservato molti fatti casuali e coincidenze straordinarie. Ma non ho mai vissuto una concatenazione di circostanze accidentali tanto unica e imprevedibile come quella che mi appresto a raccontare di seguito.

Dall’inizio della crisi del 2008 i partiti e i movimenti anti-immigrati sono in crescita in Europa e negli Stati Uniti, conquistando al loro programma anche una parte di classe lavoratrice. Ciò ha portato alcuni settori del movimento operaio ad adattarsi a queste idee: rivendicano maggiori controlli alla frontiera e giustificano le loro posizioni con tanto di citazioni di Marx. Come dimostreremo, questa politica miope non ha niente a che fare con Marx e le tradizioni della Prima, Seconda e Terza Internazionale.

Per il quinto sabato consecutivo, il 15 dicembre i manifestanti con i gilet gialli sono scesi in piazza in quello che veniva chiamato l’”Atto quinto” del movimento. Questo dopo gli annunci delle “concessioni” di Macron del 10 dicembre e dopo una settimana che ha visto la mobilitazione degli studenti e una giornata di azione nazionale indetta dal sindacato CGT. Dopo cinque settimane, a che stadio si trova il movimento e quali sono le sue prospettive?

All’indomani del discorso pronunciato da Macron in diretta televisiva, il suo contenuto è esaminato sotto la lente d’ingrandimento e dibattuto tra tutti coloro che si sono mobilitati in queste ultime settimane. Il verdetto è: “tanto fumo e poco arrosto”.

La situazione sociale e politica in Francia evolve ad altissima velocità. In meno di un mese, lo svilupparsi del movimento dei gilet gialli ha posto il paese sull’orlo di una crisi rivoluzionaria. Nei prossimi giorni questo limite può essere oltrepassato. Che cosa determinerà questo passo in avanti?

In Francia il movimento dei gilet gialli è a un punto di svolta. Di fronte all’aumento della radicalizzazione che ora minaccia la sopravvivenza stessa del suo governo, Macron ha mutato il suo tono di sfida e ha promesso di “sospendere” l’aumento della tassa sul carburante, la scintilla che ha provocato il movimento. Questa ritirata è arrivata dopo che nello scorso weekend gli scontri nelle strade tra migliaia di manifestanti e la polizia ha provocato 200 feriti solo a Parigi e almeno un morto.