Cile – Terremoto politico nelle elezioni dell’Assemblea costituente

I risultati delle elezioni per la Assemblea Costituente in Cile nel fine settimana rappresentano un terremoto politico, con un forte rifiuto di tutti i partiti tradizionali, che può essere inteso come l’espressione politica (distorta) della rivolta del 2019.


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Innanzitutto, l’affluenza è stata bassa, il 42% rispetto al 50,9% del referendum costituzionale dello scorso anno e il 47% del primo turno delle elezioni presidenziali del 2017. Chiaramente, molti pensavano che nulla sarebbe cambiato partecipando a questa tornata elettorale.

Coloro che hanno votato, lo hanno fatto in modo schiacciante contro la destra, che aveva formato una lista unitaria (Vamos por Chile) nella speranza di conquistare un terzo dei membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbe dato loro il diritto di veto su tutti gli articoli della futura costituzione. Hanno fallito. Il voto combinato per la lista di destra è stato solo del 20,6%, riflettendo un estremo discredito dell’attuale governo di Piñera.

L’altro blocco era costituito dalla Lista del Apruebo di centrosinistra, formata dal Partito Socialista e dalla Democrazia Cristiana, la “ex Concertación”, che ha ricevuto un misero 14,5%, a testimonianza del crollo del centrosinistra.

Sono stati infatti sconfitti da Apruebo Dignidad, la lista di sinistra che comprendeva il Partito Comunista e diversi partiti del Frente Amplio e altre formazioni vicine, che ha ricevuto un significativo 18,7%.

Subito dopo in termini di voti è arrivata La Lista del Pueblo, che è un’ampia coalizione di leader di movimenti sociali con un programma basato sul rifiuto del sistema politico istituzionale (sebbene non anticapitalista). Ha ottenuto il 14% dei voti, ottenendo un solo membro della costituente in meno del centrosinistra.

Infine, la caratteristica principale delle elezioni è stata il risultato dei candidati indipendenti, che hanno ottenuto quasi il 20% dei voti. Questo è un gruppo composito, ma la maggior parte di loro è stata vista come rappresentanti della rivolta del 2019. Se li sommiamo alla Lista del pueblo, i candidati al di fuori di uno qualsiasi dei partiti tradizionali hanno ricevuto un terzo dei voti.

Oltre a ciò, i candidati di sinistra hanno ottenuto ottimi risultati nelle elezioni per i governatori regionali e i sindaci, che si sono svolte in contemporanea, con il Partito comunista che ha sconfitto per la prima volta la destra alla carica di sindaco nella capitale Santiago. Sempre a sinistra, Jorge Sharp è stato riconfermato sindaco di Valparaiso aumentando il proprio consenso elettorale.

All’epoca della rivolta dell’ottobre-novembre 2019 abbiamo spiegato che la convocazione della Assemblea Costituente era in realtà una manovra della classe dominante per svuotare le piazze dalla protesta di massa (che minacciava di rovesciare il regime nel suo insieme) e deviare la contestazione verso i canali più sicuri del parlamentarismo borghese.

Sfortunatamente, all’epoca, non c’era una direzione in grado di portare il movimento più in là. Sia la sinistra che il centrosinistra hanno partecipato all’accordo nazionale che ha dato vita all’Assemblea Costituente (solo il Partito Comunista è stato escluso, ma non ha offerto alternative). In queste condizioni, era inevitabile che il movimento finisse per rifluire (tendenza accelerata con l’inizio della pandemia) e cercare di esprimersi attraverso il canale elettorale.

La classe dominante affronta una crisi del regime. Tutti suoi partiti sono completamente screditati e questi risultati ne sono un’ulteriore indicazione. E anche la sconfitta di Piñera da parte della Corte costituzionale due settimane fa. Il presidente si era opposto al voto del Parlamento, che aveva autorizzato il ritiro del 10% del proprio fondo pensione da parte di un privato. Si tratta del terzo ritiro da quando è iniziata la pandemia, concesso per alleviare le difficoltà economiche crescenti. La Corte ha respinto il ricorso temendo il rischio di una nuova rivolta popolare.

La classe operaia e il popolo cileno non hanno ancora detto l’ultima parola. La classe dominante non è stata in grado di risolvere la crisi del regime. Il movimento operaio internazionale deve tener d’occhio gli avvenimenti in Cile, dove si apre una nuova fase della lotta di classe.