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David Harvey è un professore universitario e un geografo che si definisce marxista. Le sue serie di video-conferenze sul Capitale sono state viste da centinaia di migliaia di persone, una nuova generazione di giovani che si sono interessati al marxismo sulla scia della crisi del 2008. Per questi motivi, la sua recente affermazione di essere contrario al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo ha logicamente suscitato scalpore.

Il 19 giugno, l’International Longshore and Warehouse Workers Union (ILWU, il sindacato dei portuali), un sindacato combattivo di 42.000 membri, ha chiuso 29 porti lungo la costa occidentale degli Stati Uniti e del Canada, per mezzo di uno sciopero di 8 ore dei lavoratori. Lo sciopero è stato organizzato per dimostrare la solidarietà del movimento operaio con le vite dei neri dopo l’omicidio di George Floyd ad opera della polizia di Minneapolis, e si è tenuto il 19 giugno, anniversario dell’emancipazione degli ultimi schiavi degli Stati Uniti nel 1865.

Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti si sono avvicinati più che in qualsiasi altro momento a un chiaro sconvolgimento rivoluzionario. L’omicidio razzista di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis ha innescato un movimento di proporzioni enormi, liberando decenni di malcontento che si era accumulato e giungendo perfino a livelli insurrezionali in molte città. L’ondata di proteste si è moltiplicata in modo esponenziale nelle ultime due settimane, con quasi 1.400 tra città, piccoli centri e aree suburbane che hanno assistiti a presidi e manifestazioni.

«E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta.» (Osea, 8:7)

Le scene drammatiche provenienti dagli USA hanno scioccato l’opinione pubblica e hanno avuto un riverbero in tutto il mondo. Nelle strade di molte città americane, un gran numero di lavoratori e giovani sono passati all’azione. Uno stato d’animo di rabbia bruciante e incontrollabile si è impadronito della popolazione

Negli ultimi due anni, sono sono stati uccisi dalla polizia più neri americani rispetto agli americani uccisi in combattimento in Afghanistan negli ultimi 18 anni. Negli ultimi tre anni sono stati uccisi dalla polizia più neri americani di quante persone siano state uccise negli attacchi dell’11 settembre 2001. Se a questo aggiungiamo una devastante crisi economica e una pandemia, è facile capire perché si sia raggiunto un punto critico in cui la rabbia e l’umiliazione accumulate nei secoli si riversano oggi per le strade.

Visti imiliardi di dollariinvestiti per la creazione di un vaccino per il Covid-19, gli imperialisti sono solo interessati a proteggere la loro proprietà intellettuale e a regolare i conti tra di loro. Nel frattempo, organismi globali come l’OMS rivelano ulteriormente la loro impotenza di fronte a questa emergenza sanitaria pubblica internazionale.

Con i casi del nuovo coronavirus che continuano ad aumentare e nessuna stabilizzazione in vista, gli infermieri in Massachusetts si sono trovati a combattere non solo il virus per mantenere se stessi e i loro pazienti sani e salvi. Tra l'inettitudine e l'inazione del governo e le barriere alle cure create dagli amministratori e dagli azionisti ospedalieri, gli infermieri stanno esercitando il loro potere collettivo e utilizzando le risorse del loro sindacato per assumere il controllo sui servizi di fornitura, supporto e assistenza agli operatori sanitari. Le azioni degli infermieri dimostrano chiaramente la tempestività e l'efficacia delle esigenze di controllo dei lavoratori.

Il sistema capitalista razzista ha prodotto ancora una volta la medesima tragedia, fino alle ultime parole, di supplica,  proferite sia da George Floyd che da Eric Garner a Staten Island, “I can’t breathe” (non riesco a respirare). Ciò ha scatenato alcune delle più grandi proteste che l’area di Minneapolis abbia mai visto. Mobilitazioni simili si sono già estese in altre città come Los Angeles e Memphis.

L’assassinio da parte della polizia di George Floyd – un uomo di colore disarmato, ammanettato da quattro agenti a Minneapolis prima di essere soffocato a morte – ha scatenato un’ondata di proteste in tutto il paese, che sono sfuggite al controllo delle forze dell’ordine in diverse città. Dopo gli omicidi di Ahmaud Arbery e Breonna Taylor, questa è l’ultima di una serie infinita di uccisioni da parte della polizia ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, scatenando uno tsunami di furia repressa contro tutte le ingiustizie della società americana. La necessità si è espressa attraverso il caso – anche se l’omicidio di Floyd non è stato certo una casualità.

Il governo di sinistra di Andrés Manuel López Obrador cerca di coniugare gli interessi e le aspirazioni delle masse che l’hanno portato al potere con le esigenze della borghesia. Nonostante i tentativi di placare la classe dominante, questa non si fida di AMLO e vuole rovesciare il suo governo.

La crisi del COVID-19 sta mettendo in luce i limiti delle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), intrappolati tra gli interessi dell’imperialismo statunitense e cinese in competizione tra loro. Come un ombrello pieno di buchi, sono inutili proprio quando sarebbero più necessarie.
Venerdì 8 maggio, l’ONU non è stata in grado di approvare una risoluzione sulla pandemia di coronavirus. Ciò significa che, a quattro mesi dall’inizio della più grande crisi globale dalla seconda guerra mondiale, l’organizzazione il cui scopo è presumibilmente quello di favorire la cooperazione globale non ha nulla da dire o da fare al riguardo.

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La seguente dichiarazione della Tendenza marxista internazionale affronta l’oppressione incessante e brutale del Kashmir. Abbasso l’imperialismo! Per la lotta dei lavoratori per la liberazione del Kashmir! Per una Federazione socialista dell’Asia meridionale!

Martedì 28 aprile – in quella che i manifestanti hanno chiamato “la notte delle molotov” – i lavoratori si sono riversati nelle strade del Libano in una aperta dimostrazione di forza contro il governo. Le masse sono di nuovo in piazza per chiedere una soluzione alla terribile situazione economica che il Paese deve affrontare.