Monarchia britannica: la festa è finita

In italiano c’è una frase per descrivere questa situazione: la commedia è finita. Dopo 10 giorni di “lutto nazionale” imposto ufficialmente, lunedì 19 settembre si sono svolti i funerali di stato per la regina Elisabetta presso l’Abbazia di Westminster, la storica chiesa dove vengono incoronati i re e le regine britannici.

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Bisogna confessare che oggigiorno nessuno fa questo genere di cose meglio dei britannici. E perché non dovrebbe essere così? Nel corso di molte generazioni, l’hanno trasformato in un’arte raffinata. E in un momento in cui le masse ne sentono il bisogno, cose del genere possono svolgere un ruolo molto utile nel distrarre l’attenzione della gente dai problemi più urgenti.

Mentre la  gente viene continuamente spinta a fare sacrifici e ad accettare tagli pesanti al loro tenore di vita, non si è badato a spese per il Corteo funebre reale (il Royal Pageant). Non importa che milioni di famiglie debbano scegliere tra accendere il riscaldamento e mettere il cibo in tavola. Le necessità del cadavere di una vecchia signora dovevano essere posti in cima alle priorità.

La bara della regina, sormontata dallo Stendardo reale, l’Imperial State Crown (la corona), dal Sovereign’s orb (una sfera d’oro) e dallo scettro, è stata trasportata sullo State Gun Carriage (il carro funebre) della Royal Navy, trainato da 142 marinai, i cui servizi erano evidentemente necessari per compensare l’aumento dei costi della benzina.

Come al solito, il Reggimento delle Guardie eseguiva ogni movimento con meravigliosa destrezza e disinvoltura. Nessun altro esercito al mondo può eguagliare la loro severa disciplina in tali cerimonie. Altri potrebbero provare a imitarli, ma in qualche modo mancherebbero del senso di dignità e gravità pregnante che deriva da secoli di dominio imperiale e della convinzione schiacciante che, sebbene la Gran Bretagna non regni più sui mari, tuttavia in qualcosa siamo ancora bravi.

E così il Royal Corpse è stato fatto sfilare per Londra (o almeno nella parte più chic, che oggi è abitata principalmente da ricchi sceicchi petrolieri arabi e dai loro tirapiedi), mentre la folla di ammiratori in attesa è stata tenuta a debita distanza dalla nostra meravigliosa polizia che negli ultimi tempi ha trascorso la maggior parte del suo tempo ad arrestare chiunque somigliasse in modo sospetto a un repubblicano.

L’intera faccenda è stata ravvivata da un accompagnamento musicale molto divertente, premurosamente fornito dai flauti e tamburi dei reggimenti scozzese e irlandese, che hanno guidato la cerimonia, insieme ai membri della Royal Air Force e della Brigata Gurkha [un’unità scelta con soldati di popolazione Gurkha]. Il momento clou dell’intrattenimento pomeridiano consisteva in una rappresentazione molto vivace della Marcia funebre di Chopin.

E così le spoglie della regina sono state comodamente trasportate con il lavoro umano, accompagnata da membri anziani della famiglia reale, incluso il nuovo re, affettuosamente conosciuto dai suoi fedeli sudditi come Grandi Orecchie. Ma che ora, così si dice nei circoli di Corte, risponde al nome di re Carlo III.

I suoi due figli, il principe William e il principe Harry, hanno fatto un lodevole tentativo di nascondere il loro eterno odio reciproco dietro ad una commovente dimostrazione di amore fraterno. La loro nuova matrigna, Camilla Rosemary Shand, poi Parker Bowles, (alias la Regina consorte del Regno Unito) ha fatto un prode tentativo di assomigliare alla regina.

Ciò si è tristemente rivelato essere del tutto infruttuoso, forse perché è universalmente detestata dalla gente, anche se pochi hanno il coraggio di dirlo in pubblico, per paura di un arresto immediato e di essere rinchiusi nella Torre di Londra con l’accusa di alto tradimento e lesa-maestà.

Nel caso si pensi che io stia scherzando, guardiamo ai fatti. L’intero periodo di “lutto nazionale” è stato descritto come la più grande operazione di sicurezza mai condotta in Gran Bretagna e tutte le voci dissenzienti sono state represse dalle forze dello stato. A Oxford, un uomo di nome Symon Hill è stato arrestato per aver gridato “Chi lo ha eletto?” mentre passava davanti a una cerimonia in onore del nuovo re.

Due persone sono state arrestate a Edimburgo dopo che una di loro aveva alzato un cartello con la scritta “Fanculo l’imperialismo, aboliamo la monarchia”. Un terzo è stato arrestato per aver infastidito il principe Andrea mentre camminava dietro al carro funebre che trasportava la bara della regina. Tutti sono stati accusati di “disturbo della quiete pubblica“.

Un avvocato che protestava con un foglio bianco in piazza del Parlamento, ha discusso con un agente di polizia che ha confermato che, se avesse osato scrivere le parole “Non è il mio re”, sarebbe stato arrestato. E in un caso particolarmente farsesco, un uomo ad Aberdeen è stato arrestato dopo che si presume sia stato visto trasportare uova mentre passava il corteo funebre della regina, con la motivazione che avrebbe potuto pensate di lanciarle contro.

Questa dimostrazione massiccia di repressione poliziesca contro la minaccia repubblicana è stata ottenuta togliendo poliziotti da ogni area della metropoli che non fosse il piccolo spazio che circondava la dipartita della regina da questo mondo. Londra è stata così convertita dall’oggi al domani in un vero paradiso del crimine. Non c’è da stupirsi che tutti i ladri, borseggiatori e serial killer della terra si siano uniti con entusiasmo al coro universale di “Dio salvi il re!”

Insomma, è andato tutto a meraviglia.

Il ruolo dei media

O no?

Per alcune persone, questa è stata senza dubbio una gradita distrazione dal fatto evidente che ora la Gran Bretagna si trova ad affrontare la crisi più profonda della sua storia. Per alcuni giorni, tutte le brutte notizie sulla crisi del carovita, sulla guerra in Ucraina e sulla lotta intestina al Partito Tory sono miracolosamente scomparse.

Dal punto di vista della classe dominante, questo è stato un diversivo molto gradito. E se qualcuno avesse avuto il minimo dubbio sulla magnificenza di questa successione di eventi, sarebbe stato immediatamente messo a tacere dal coro unanime di lodi che uscivano costantemente da ogni canale di notizie.

Sembra che tutti i leccapiedi conosciuti nell’universo (e anche alcuni sconosciuti) siano improvvisamente scesi nella capitale del Regno Unito, portando con sé palate degli elogi più rivoltanti.

Queste creature servili non vedevano l’ora, con fretta indecente, di farsi strada a gomitate nella New Year’s Honours List (una una serie di onorificenze concesse il primo giorno dell’anno, ndt). Nessuna lusinga era troppo grossolana, nessun elogio troppo estremo per questi cortigiani corrotti e queste prostitute a contratto. E queste stesse signore e signori hanno il coraggio di criticare Vladimir Putin per aver esercitato una stretta mortale sui media!

Giorno dopo giorno, gli schermi televisivi erano pieni di immagini di folle di persone che si presume fossero in fila per piangere la morte della monarca. Il fatto è che la stragrande maggioranza della gente è rimasta a casa, più o meno indifferente all’intera faccenda.

I media dell’establishment hanno cercato di creare uno spettacolo attorno alla Camera ardente della Regina, con canali di notizie che fornivano un live streaming di 24 ore di “The Queue” (La coda) per mostrare le presunte orde di persone in lutto che si accalcavano per rendere omaggio. Ma sotto la sottile patina monarchica si è spalancato un abisso tra la realtà e il mito che l’establishment britannico ha coltivato con attenzione.

Per cominciare, i numeri delle persone in coda per vedere la bara di Sua Altezza Reale erano deliberatamente e grossolanamente esagerati. I commentatori della BBC, tra gli altri, hanno tentato di descriverla come il caso in cui un intero paese che si reca in pellegrinaggio a Westminster Hall. La cifra di “oltre un milione di persone” è stata spesso citata.

Tuttavia, anche il segretario alla cultura dei Tory, che si presume non sia repubblicano, ha stimato che i numeri di quelli che si erano messi in coda per ore per vedere la regina per l’estremo saluto fossero circa un quarto di quelli dichiarati. Questo è un numero inferiore a quelli che andarono a vedere Winston Churchill o Giorgio VI, il padre della regina Elisabetta II, dopo la loro morte.

E questo nonostante la raffica costante di propaganda proveniente dai media mainstream.

L’intera attività è stata organizzata in maniera rigida dall’inizio alla fine. Cosa in netto contrasto con la massiccia esplosione del tutto spontanea di dolore popolare che seguì alla morte di Diana. In quel caso la folla che scese in strada era molto più numerosa di qualsiasi altra cosa vista prima o dopo e di certo sminuisce il numero di quelli che si sono presentati al funerale della regina.

La BBC ha affermato che 5,1 miliardi di persone hanno assistito al funerale di stato della regina su tutte le piattaforme dei media a livello mondiale: circa due terzi della popolazione globale e solo poco meno di quelli che hanno accesso a una TV o un computer. Questa assurda affermazione dovrebbe essere abbondantemente presa con le molle. Ma anche se fosse vera, il funerale della principessa Diana nel 1997 è stato visto, secondo alcune stime, da 2,5 miliardi di persone esclusivamente attraverso le trasmissioni televisive, prima che esistesse l’accesso a Internet.

L’atmosfera differente può anche in parte essere misurato dalla pila di mazzi di fiori relativamente modesta posati a Buckingham Palace per la regina. Dopo la morte di Diana, l’oceano di fiori deposti fuori dai giardini di Kensington dalle persone in lutto era in alcuni punti alto anche un metro e mezzo.

La motivazione di quelli che sono andati non è affatto chiara come invece hanno cercato di sostenere i media. Mentre l’umore pubblico quando Diana morì era di genuino dolore, qui non era altrettanto evidente.

Oltre la metà di quelli in coda nella cosiddetta “Linea Elisabetta” [una linea della metropolitana] viveva a Londra e non aveva viaggiato molto per renderle omaggio. Un numero significativo – il 4 per cento – erano turisti, che senza dubbio si godevano i panorami forniti da The Queue. Nel frattempo, la maggior parte degli intervistati ha affermato che, invece di sentirsi “tristi” o “ansiosi”, si sentivano “eccitati” e “calmi”. E quelli che dicevano di essere lì “per un momento storico” e “per sentirsi parte di un gruppo più ampio” erano tanti quanti quelli che facevano la fila per una qualsiasi celebrazione pro-monarchico.

Per tutti coloro che si asciugavano le lacrime, ce n’erano molti altri che sembravano essere di umore piuttosto scherzoso. Questo stato d’animo contraddittorio è stato commentato in un articolo di Andy Beckett, pubblicato sul Guardian il 15 settembre:

L’idea che l’intero Paese sia in lutto per la Regina e accolga il suo successore è una finzione: energicamente diffusa, seducente per molti in un momento di divisione, ma pur sempre una finzione. Non esiste un unico “stato d’animo nazionale” sulla famiglia reale, e non c’è mai stato, qualunque cosa dica la maggior parte dei giornalisti e dei politici

Invece, c’è un assortimento di sentimenti, anche appena fuori Buckingham Palace. In un paio d’ore passate tra la folla lì davanti il giorno dopo la morte della regina, ho sentito persone scherzare sul suo ritorno in vita, spettegolare su uno dei suoi nipoti e sulla sua vita sessuale e affermare che c’erano stati più fiori fuori dal palazzo dopo la morte di Diana. Le persone che portavano fiori erano certamente una minoranza, la maggior parte della folla era semplicemente seduta o a gironzolare, con un’aria curiosa piuttosto che triste, a guardare la scena mentre tutte le telecamere della TV li inquadravano. Le conversazioni erano leggermente pacate, probabilmente per rispetto. Ma nei pub vicini la gente urlava e beveva come se fosse semplicemente un altro venerdì sera”.

Panem et circenses”

Si presume che le grandi industrie “diano al pubblico ciò che questo vuole”, cioè il capitale dà alle persone ciò che pensa che loro dovrebbero avere quindi alimentarle costantemente di spazzatura, sesso, sport e scandali e solo un po’ di politica e cultura. Una dieta che si adatta perfettamente alle esigenze dei banchieri e dei capitalisti.

Ma anche in cose come l’adorazione delle star del cinema e dei calciatori possiamo vedere qualcosa di importante, qualcosa che rivela un desiderio per cose che si distinguono dalla monotona banalità della vita quotidiana, qualcosa che non è affatto ordinario ma straordinario. Qualcosa per cui sognare.

E questo è importante. È importante perché la vita delle persone è così vuota che senza queste cose sarebbe piuttosto intollerabile. È una necessità psicologica. E ignorare tali necessità è a nostro rischio e pericolo.

Il potere dei miti, del simbolismo e delle illusioni è molto più grande di quanto si possa supporre. Lo spiegò con ammirevole chiarezza Walter Bagehot, l’autore ottocentesco dell’opera più nota sulla Costituzione inglese.

Riferendosi nel linguaggio più tagliente possibile alla regina Vittoria e ad Alberto Principe di Galles, si chiese perché il popolo britannico dovrebbe pagare una grande quantità di denaro ogni anno per mantenere “una vedova in pensione e un giovane disoccupato”. E rispose nel seguente modo:

Per le migliaia di persone colte c’è l’aspetto ‘efficiente’, l’intero sistema dei Parlamenti, dei Consigli, del Partito al governo e il resto. Per i milioni senza intelligenza c’è l’aspetto “dignitoso” (descritto anche come “teatrale”, “mistico”, “religioso” o “semireligioso”), che delizia l’occhio, stimola l’immaginazione, fornisce forza motrice all’insieme del sistema politico, eppure non mette mai a dura prova le risorse intellettuali dei più ignoranti o dei più stupidi. È, ovviamente, legato alla Monarchia; è proprio a tutti gli effetti la Monarchia”. (Walter Bagehot, The English Constitution, p. xviii).

E prosegue sottolineando l’importanza dello sfarzo delle sontuose cerimonie per mantenere il sostegno alla monarchia tra le masse ignoranti:

Il rispetto mistico, la fedeltà religiosa, che sono essenziali per una vera monarchia, sono sentimenti fantasiosi che nessun legislatore può produrre in nessun popolo. Questi sentimenti semifiliali nel governo sono ereditati proprio come i veri sentimenti filiali nella vita comune”. (Bagehot, pag. 3.)

Non c’è niente di nuovo in questo. È sempre stato capito dalle classi dominante fin dai tempi più antichi. Rievocazioni storiche, spettacoli, cerimonie e cerimoniali svolgono un ruolo importante nel compito necessario dell’ipnosi di massa. In un lontano passato, questa funzione veniva assolta dalle marce trionfali che accompagnavano i generali vittoriosi (e aspiranti imperatori) al loro ritorno a Roma.

Tale era l’effetto ipnotico di questi fatti sontuosi che potevano persino produrre un effetto esagerato nel cervello dell’eroe trionfante, che aveva sempre uno schiavo in piedi accanto a lui, al quale sussurrava nell’orecchio: “Ricorda: anche tu sei solo un mortale!”

Lo stesso ruolo fu svolto dagli scontri violenti fra i gladiatori che si svolgevano a intervalli regolari nel Colosseo, e in luoghi meno spettacolari in tutto l’Impero Romano. E quando questi macabri spettacoli cessarono, il loro posto fu preso dalle corse dei carri, uno sport pericolosissimo che spesso finiva con arti spezzati e una morte dolorosa. Tale era il fervore suscitato da questo spettacolo che a Costantinopoli, i sostenitori degli aurighi rivali – i Verdi e gli Azzurri – furono spesso responsabili di rivolte sanguinose che minacciavano la stabilità dell’impero bizantino.

Il potere dei miti

La classe dominante è ben consapevole di questa profonda esigenza psicologica, al punto che nell’antica Roma si riassumeva nel noto motto: “panem et circenses”. Al giorno d’oggi, possono ancora offrire circhi su scala infinitamente più grande di quella che potevano fornire gli imperatori romani, anche se il pane è sempre più scarso poiché il tenore di vita scivola sempre più velocemente verso il basso.

E quale circo più bello si potrebbe immaginare dello splendido spettacolo così premurosamente fornito dai ricchi e i potenti per intrattenere le masse britanniche, messo su per celebrare (se questa è la parola giusta) la morte della regina Elisabetta II alla prematura età di 96 anni, dopo 70 anni di regno pieni di gioia.

Per tutto questo periodo (ci assicurano) il sole ha sempre brillato e non c’è mai stata una nuvola in cielo, non c’era Vladimir Putin a turbare la nostra esistenza con invasioni importune, nessuna crisi del costo della vita, niente feste alcoliche al Numero 10 di Downing Street, e la gente era felice e contenta. In breve, tutto andava per il meglio, nel migliore dei mondi capitalisti.

Ovviamente questo è un mito. La vera storia degli ultimi sette decenni è stata una storia di continuo declino, durante il quale l’ex officina del mondo è stata ridotta a un deserto industriale, l’Impero su cui il sole non tramonta mai è crollato vergognosamente e dopo la sua indegna uscita dall’Unione Europea, la Gran Bretagna è stata relegata a un’isola poco importante al largo delle coste della Francia: un satellite servile degli Stati Uniti d’America, che, nascondendosi dietro la formula vuota delle Relazioni Speciali, viene trattata con malcelato disprezzo.

A peggiorare le cose, il paese che un tempo si chiamava Regno Unito sembra destinato a essere ulteriormente ridimensionato, passando dalla Gran Bretagna alla Piccola Inghilterra, mentre la questione nazionale, che da tempo ribolle sia in Scozia che in Irlanda del Nord, è spinta minacciosamente in primo piano.

Il malcontento generale della popolazione ha raggiunto il punto di ebollizione in Scozia, dove il sostegno all’indipendenza, che potrebbe essere temporaneamente smorzato dal frastuono della propaganda monarchica, crescerà sempre più diffusamente di giorno in giorno. Il tutto esploderà quando il popolo scozzese vedrà quali gioie lo attenderà quando il regno della regina Elisabetta II sarà sostituito dal regno della signora Elizabeth Truss e del suo complice, re Carlo III.

E l’Irlanda del Nord resta una polveriera, in attesa solo di qualcuno che accenda un fiammifero: un atto di follia che solo un completo idiota contemplerebbe, e quindi un ruolo per il quale il nostro nuovo Primo Ministro è mirabilmente adatto.

Alienazione

Ma la disponibilità di un gran numero di persone a bersi gli inganni della classe dominante deve, a sua volta, essere spiegata. Per capirlo bisogna penetrare nella profondità della psiche collettiva, entrando in un regno avvolto nel mistero e tramandato dai secoli bui della preistoria: il regno della religione.

Nelle nebbie oscure della preistoria, un uomo creò un idolo con le proprie mani, poi si prostrò davanti ad esso. Il soggetto diventa oggetto e viceversa. Nel mondo alienato della religione, tutte le relazioni sono capovolte. Qui abbiamo la manifestazione originaria dell’alienazione nella sua forma più pura e genuina.

Ma in epoca preistorica, i primi uomini e donne erano più pratici dei loro discendenti moderni. Se l’idolo non dava i risultati sperati, voltando chiaramente le spalle a tutte le preghiere, le suppliche e i sacrifici, gli stessi uomini che li avevano creati li avrebbero gettati a terra, colpiti con dei bastoni e calpestati nella polvere.

Il capitalismo tende a isolare, atomizzare e alienare le persone, a cui viene insegnato a vedersi come “individui”, cioè come atomi isolati. Ciò riflette la realtà sociale della borghesia e della piccola borghesia, che sono costantemente in competizione l’una contro l’altra. La filosofia della borghesia moderna è stata riassunta nel famigerato slogan di Margaret Thatcher: “La società non esiste”.

L’alienazione raggiunge la sua espressione più estrema nel periodo del declino capitalista. La vecchia società sta crollando. Una dopo l’altra, le vecchie certezze cadono a pezzi. Uomini e donne sentono che la terra trema sotto i loro piedi. Da tutte le parti, si sentono intrappolati in un mondo di contraddizioni e crisi insolubili in cui non c’è punto di appoggio.

La vita senza significato

Per la grande maggioranza delle persone, la vita di tutti i giorni è un’esperienza insignificante e noiosa, che consiste principalmente in una noiosa ripetizione di compiti insignificanti. Per sentirsi davvero vivi è necessario ricorrere al mondo fittizio del cinema, della televisione e del calcio – un mondo che, seppur per un breve momento, serve a colmare un vuoto vasto e senza senso – per fornire almeno un assaggio di come dovrebbe essere la vita, per soddisfare un’aspirazione profonda di avere un qualche tipo di emozione.

Non ho una vita mia, e per vivere un qualche tipo di vita, sono ridotto a guardare i cosiddetti reality show in televisione come sostituto della vita reale. Sono insignificante, ma sento di partecipare a un grande evento storico. Non ho famiglia, ma qui ho la Famiglia Reale, di cui, così mi è stato detto, sono parte vitale e integrante.

Naturalmente, è tutto una grande finzione, una grande illusione da prestigiatore. Ma solo per un momento, credo in questa illusione. Ed è più importante per me di qualsiasi altra cosa in questo momento. In tali circostanze, le persone possono cercare sostegno nella religione o in qualche figura che gode ancora di una parvenza di fiducia e autorità. La regina Elisabetta II è stata costruita come tale figura per molta gente. Ha fornito alla classe dominante un’arma inestimabile per convincere ampi settori della società che, nonostante tutto, tutto andava bene e che c’era ancora qualche speranza per il futuro.

Ora, all’improvviso, quel punto di appoggio è svanito. Prima o poi, il vuoto colossale nel cuore della monarchia britannica sarà smascherato sotto gli occhi di tutti. Lo sfortunato Carlo III non potrà colmare questo vuoto. Con la sua stupidità e i suoi errori accelererà la fine della monarchia. L’ultimo residuo di fede in quell’istituzione sarà lacerato senza pietà dagli eventi.

E adesso?

Tutte quelle persone che hanno fatto così pazientemente una fila di molte ore solo per passare qualche minuto al cospetto di una bara drappeggiata con una bandiera, nella convinzione di essere in qualche modo partecipi di un momento storico, non avevano del tutto torto. Ma non nel senso in cui pensano.

Negli ultimi sette decenni, la regina ha presentato un’immagine confortante di stabilità e continuità. Ora tutto ciò è passato alla storia e le nuvole temporalesche si stanno già addensando. L’atmosfera è stata catturata in modo abbastanza accurato in un articolo sul Guardian:

Probabilmente, nel breve termine, il lungo addio della regina farà rivitalizzare il sostegno alla monarchia. Ma a lungo termine, il regno di suo figlio, più divisivo e meno storicamente rilevante, potrebbe far svanire quel sostegno e il declino della popolarità reale potrebbe riprendere e persino accelerare. Con Carlo, noto per la sua insofferenza nei confronti dei domestici e dello stile di vita stravagante, il senso del privilegio, che è fondamentale per la famiglia reale quanto il senso del dovere, diviene più evidente”.

Un paese più povero, come è probabile che diventi il Regno Unito nei prossimi anni, potrebbe anche essere meno tollerante nei confronti di una delle monarchie più sontuose al mondo. Il personaggio pubblico della regina, all’antica e relativamente semplice ,e la durata del suo regno – per cui in una certa misura ha continuato ad essere giudicata secondo gli standard piuttosto deferenti della metà del XX secolo – significa che il desiderio della Gran Bretagna moderna per un sovrano meno defilato non è ancora stato messo alla prova”.

Il Guardian conclude:

Se sei un repubblicano, questi giorni di fervore monarchico possono essere dolorosi in tanti piccoli modi: dover evitare la BBC, dover ascoltare le profusioni di affetto per la Regina da parte dei colleghi repubblicani, persino sentire di non appartenere al tuo stesso paese. Ma per i monarchici, quello che otterrano da oggi a lunedì potrebbe essere il massimo possibile.

Questa è un’ipotesi ragionevole da fare. La morte di Elisabetta II è stata davvero un punto di svolta. Gli effetti di questa baldoria non dureranno a lungo. questa è stata una grande festa nazionale. Ma come per ogni buona festa, la mattina dopo ci si sveglia con un forte mal di testa. Il Financial Times ha scritto il 9 settembre:

Altri Tory ai vertici del partito hanno affermato che il cambiamento di monarca aumenterà il senso di instabilità nel Regno Unito. “Tutti i sondaggi mostrano che le persone sono preoccupate per lo stato del mondo: guardano all’Ucraina e all’economia e ora la regina se n’è andata”, ha detto uno bene informato riguardo al partito”. (Mia enfasi)

Questo è corretto. Sono necessarie i duri colpi degli eventi per cambiare il modo di pensare delle persone in un paese come la Gran Bretagna. Non molto tempo fa, la Gran Bretagna era considerata il paese più stabile d’Europa sia politicamente che socialmente, e probabilmente anche il più conservatore.

Ora questo si sta trasformando nel suo opposto. Nonostante tutto il circo mediatico intorno alla morte della Regina, c’è una forte corrente sotterranea di rivolta contro l’establishment.

Milioni di persone si aggrappano ancora all’idea che torneremo ai mitici “bei vecchi tempi”. Questa illusione è la vera base psicologica del riformismo. Quella era l’illusione che si era impossessata delle menti della massa di persone che hanno partecipato al funerale della Regina Elisabetta II.

La grande festa che circonda la morte della regina è stata, per usare una frase di Michael Gove, “una vacanza dalla realtà”. Ma dopo la vacanza si ritorna alla realtà. E questo sarà davvero un ritorno molto doloroso per milioni di persone che si troveranno ad affrontare il dramma di un inverno gelido e i tagli selvaggi al loro tenore di vita.

Secondo l’agenzia di sondaggi Ipsos, nel 2012 quando la regina celebrò i 60 anni di regno, l’80% dei britannici dichiarava di sostenere la monarchia. 10 anni dopo, la stessa Ipsos riporta che il sostegno alla monarchia è sceso di 18 punti ed è al 62%. Questa tendenza potrebbe essere invertita o almeno interrotta dopo i 10 giorni di sbarramento mediatico, ma l’effetto non durerà a lungo.

La nostalgia per il passato è una forza potente. Ma quel passato è svanito e non tornerà mai più. Il sogno non sopravviverà alla parata. Come tutti i sogni, si dissolverà di fronte alla fredda realtà. E il risveglio sarà dei più bruschi.