Italian

La rivoluzione in Myanmar è entrata in una fase di riflusso dopo mesi di lotte eroiche delle masse. Il regime ha attuato una repressione brutale mentre il movimento di protesta è passato da scioperi e manifestazioni di massa a schermaglie armate su piccola scala. Bisogna porsi la domanda: perché siamo arrivati ​​a una situazione del genere e quali lezioni dobbiamo trarre?

Pubblichiamo la traduzione in italiano di questo importante articolo sulla filosofia contenuto nel primo numero di In defence of marxism, la nuova rivista teorica della Tendenza Marxista Internazionale. Per chi fosse interessato a leggere gli altri articoli della rivista, è possibile abbonarsi qui.

All’inizio di questo mese, nel bel mezzo di una pandemia che è una delle peggiori catastrofi avvenute dalla seconda guerra mondiale, i magnati miliardari Jeff Bezos (proprietario di Amazon e della sua compagnia di voli spaziali privata, Blue Origin) e Richard Branson (proprietario di Virgin Galactic) hanno annunciato la loro volontà di capire chi sarà il primo a viaggiare nello spazio. I due sono anche in competizione con SpaceX di Elon Musk per diventare la prima azienda a inviare nello spazio i loro clienti, naturalmente paganti e super ricchi.

La situazione a Cuba è grave. Domenica 11 luglio ci sono state proteste in varie città grandi e piccole del paese che hanno avuto (e come potrebbe essere altrimenti) grande risonanza sui media internazionali. Qual è l’origine di queste proteste? Qual è il loro carattere? Come dovremmo rispondere noi rivoluzionari?

Il Paro Nacional (sciopero nazionale) colombiano è andato avanti per quasi due mesi. Al suo apice, in 23 città in tutto il Paese ci sono state rivolte contro il governo di Ivan Duque, un presidente visto da molti come il burattino dell’ex presidente Alvaro Uribe. Centinaia di migliaia di lavoratori e giovani hanno bloccato le strade e hanno organizzato cortei in diverse città, tra cui Bogotá, Medellín, Cali e Barranquilla.

Continua l’ascesa del movimento dei giovani e dei lavoratori palestinesi contro l’occupazione israeliana, culminato nello sciopero generale unificato palestinese del 18 maggio. Ora si sta esprimendo in uno stato d’animo crescente di critica e rabbia in Cisgiordania contro la corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che governa parti della Cisgiordania occupata da Israele. Le forze di sicurezza dell’ANP hanno brutalmente represso qualsiasi manifestazione di opposizione interna al Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il presidente screditato, e a Fatah, partito al potere. Gli arresti e i pestaggi di attivisti e la collaborazione attiva dell’ANP con lo stato israeliano nella repressione

...

La pandemia ha aggravato la crisi di sovrapproduzione, cominciata nel 2008, inasprendo oltre misura le contraddizioni del sistema. Il risultato è che assistiamo, per lo meno nei paesi imperialisti, a un brusco cambio di linea delle classi dominanti. L’austerità, che era stata la politica economica degli ultimi anni è stata temporaneamente messa da parte. Continuare con quelle politiche era diventato insostenibile da un punto di vista economico e politico.

Squillano le trombe, la ripresa economica è partita. L’Istat annuncia che il fatturato dell’industria italiana è superiore al livello precedente alla pandemia, l’Unione europea approva il Recovery Plan, Draghi parla di “alba della ripresa”, si prepara la fine delle restrizioni sanitarie, si sparge ottimismo a piene mani.

Negli ultimi mesi, cresce il malcontento tra i giovani cinesi, che esplode in superficie nonostante la censura e la repressione statale. La proliferazione continua di meme anticapitalisti e un atteggiamento di aperto dissenso nei confronti del regime sono indicatori di un movimento sotterraneo di rabbia e rancore generalizzati, che ha visto anche gli studenti universitari scendere in lotta in due province.

Le elezioni parlamentari del 12 giugno avevano l’obiettivo di dare legittimità al regime, ponendo fine a due anni di movimento (hirak) rivoluzionario. Invece, nonostante una repressione capillare durante il voto, il boicottaggio ha avuto una partecipazione di massa.

Dal 16 al 19 aprile si è tenuto all’Avana l’VIII congresso del Partito Comunista (PCC), negli stessi giorni in cui ricorreva il 60° anniversario della proclamazione del carattere socialista della rivoluzione, alla vigilia del tentativo di invasione di Playa Girón [Baia dei Porci]. Il congresso è stato il culmine del processo che ha visto la sostituzione della dirigenza storica in un contesto di grave crisi economica e di pericolose riforme economiche.

Una fossa comune contenente i resti di 215 bambini, alcuni di appena tre anni, è stata scoperta alla fine di maggio nei terreni dell’ex Convitto Indiano di Kamloops nella provincia canadese della British Columbia. La macabra scoperta, frutto di una ricerca organizzata dalla Nazione Tk’emlúps te Secwépemc con i radar geotermici, conferma ciò che i sopravvissuti e le famiglie delle vittime del sistema scolastico residenziale sanno da anni: che molti dei bambini costretti ad andare in questi collegi non sono mai tornati a casa.

La vittoria di Pedro Castillo alle elezioni presidenziali peruviane è un terremoto politico importante, che riflette l’enorme polarizzazione sociale e politica nel paese andino. La classe dominante ha subito una sconfitta gigantesca da parte delle masse, che si sono strette attorno a un insegnante e attivista sindacale combattivo a capo di un partito, Perú Libre, che si definisce marxista, leninista e mariateguista (da Mariátegui, fondatore del movimento operaio e socialista peruviano).