Alle 22:29 di venerdì 25 novembre, Fidel Castro, il leader della rivoluzione cubana, è morto all’età di 90 anni. Verso mezzanotte, suo fratello Raul Castro ha reso pubblica la notizia, tramite un discorso televisivo, alla popolazione cubana e al mondo intero. La sua morte non era inaspettata visto che era malato da anni e aveva già rinunciato alle proprie responsabilità politiche ufficiali, ma è stato ugualmente uno shock, sia per gli amici che per i nemici.

Con l’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America, le grida di “fascismo!” riempiono di nuovo l’aria. Tuttavia, come vedremo, anche se Donald Trump è un rozzo intollerante, un uomo d’affari miliardario, non è un fascista. Il segreto della sua vittoria non è che si sia posto alla guida di un movimento fascista di massa che si batte per il potere, ma che la politica del “meno peggio” perseguita dalla “sinistra” e dai dirigenti del movimento operaio ha perso tutto il suo vigore. Data la mancanza di un’alternativa di classe indipendente fornita dai sindacati o da Bernie Sanders, gli americani, poco entusiasti dalla campagna, sono rimasti a casa in massa il giorno delle elezioni e la vittoria è stata consegnata a Trump da parte dei lavoratori della “Rust belt” alienati e stanchi da decenni di tradimenti da parte dei Democratici.