Questa mattina, Domenica 24 settembre, ci sono state manifestazioni di massa in tutta la Catalogna. A Barcellona c’erano migliaia di persone. E’ un evento molto significativo, dal momento che questo era il fine settimana della Mercé, una festività molto importante in Catalogna, per cui era lecito aspettarsi poca partecipazione. E invece, anche durante le celebrazioni e i concerti organizzati per la festa si sentivano cori spontanei scandire “Andremo a votare!” e “Indipendenza!”. Durante le manifestazioni sono state installate nelle piazze delle stampanti per produrre materiale elettorale (che è stato in questi giorni uno degli obiettivi più colpiti dalla repressione poliziesca). Oggi sono state distribuite un milione di schede elettorali (anche se nei giorni scorsi la polizia ne ha requisiti diversi milioni). Sono state formate grandi squadre di attacchinaggio, anch’esse nei giorni scorsi oggetto della repressione, e adesso ci sono strade che sono interamente coperte da manifesti e striscioni a favore del referendum. L’asse portante della propaganda adesso sono decisamente le questioni della liberta, della democrazia e della repubblica, insieme alla giustizia sociale e al cambiamento sociale. I tradizionali temi del nazionalismo, come la lingua, la cultura, la storia ecc. sono virtualmente scomparse. Persino Barcellona en Comù, il cartello elettorale che sostiene il sindaco Ada Colau, e altre forze della sinistra che finora sono state reticenti nei confronti del referendum, stanno esponendo manifesti contro la repressione e che invitano al voto.

In Europa il vento della lotta di classe torna a soffiare forte. In Francia l’effetto Macron è durato pochi mesi. La sua popolarità è crollata nei sondaggi e l’attacco che sta portando avanti nei confronti del movimento operaio lo farà precipitare. La Loi travail XXL vuole assestare un colpo definitivo al movimento operaio organizzato, prevedendo tra l’altro, la fine nei fatti del Contratto collettivo nazionale e licenziamenti molto più facili.