Ieri il Tribunale costituzionale ha sospeso la seduta del Parlamento catalano (in programma per lunedì prossimo) che all’ordine del giorno aveva  il risultato della referendum e la decisione sulla dichiarazione o meno dell’indipendenza. Ciò rappresenta un attacco importante alla democrazia catalana, in quanto chiude nei fatti il parlamento democraticamente eletto. Questa mossa può solo far arrabbiare le masse e spingere il presidente catalano Puigdemont a spingersi oltre a quanto avrebbe potuto voluto fare.

La decisione del Parlamento catalano di convocare il Primo ottobre un referendum per l’indipendenza è stata accolta dallo stato spagnolo con misure repressive. Nei giorni scorsi questi provvedimenti sono cresciuti di intensità e rivelano la natura profondamente antidemocratica della Costituzione del 1978, che è stata imposta tramite un accordo tra il vecchio regime di Franco e i leader dei partiti operai, per porre fine alla crisi rivoluzionaria che stava attraversando il paese.

Questa mattina, Domenica 24 settembre, ci sono state manifestazioni di massa in tutta la Catalogna. A Barcellona c’erano migliaia di persone. E’ un evento molto significativo, dal momento che questo era il fine settimana della Mercé, una festività molto importante in Catalogna, per cui era lecito aspettarsi poca partecipazione. E invece, anche durante le celebrazioni e i concerti organizzati per la festa si sentivano cori spontanei scandire “Andremo a votare!” e “Indipendenza!”. Durante le manifestazioni sono state installate nelle piazze delle stampanti per produrre materiale elettorale (che è stato in questi giorni uno degli obiettivi più colpiti dalla repressione poliziesca). Oggi sono state distribuite un milione di schede elettorali (anche se nei giorni scorsi la polizia ne ha requisiti diversi milioni). Sono state formate grandi squadre di attacchinaggio, anch’esse nei giorni scorsi oggetto della repressione, e adesso ci sono strade che sono interamente coperte da manifesti e striscioni a favore del referendum. L’asse portante della propaganda adesso sono decisamente le questioni della liberta, della democrazia e della repubblica, insieme alla giustizia sociale e al cambiamento sociale. I tradizionali temi del nazionalismo, come la lingua, la cultura, la storia ecc. sono virtualmente scomparse. Persino Barcellona en Comù, il cartello elettorale che sostiene il sindaco Ada Colau, e altre forze della sinistra che finora sono state reticenti nei confronti del referendum, stanno esponendo manifesti contro la repressione e che invitano al voto.