Tutte le macchine si sono fermate così come le navi, il trasporto pubblico è stato bloccato, lo stato è stato paralizzato. La classe operaia greca ieri ha risposto, nonostante il fatto che i mass media e la borghesia volessero zittirla attraverso una tempesta di terrorismo ideologico e politico, ed è tornata all’azione con uno sciopero generale di grandi proporzioni.

Il 30 gennaio si è svolta a Parigi una riunione molto partecipata per lanciare una rete di membri del Partito Comunista Francese (PCF) che lottano per riportare le idee del Marxismo all’interno del PCF. Si sono discusse lezioni tratte dal passato e elaborate conclusioni sui prossimi passi che il Partito deve intraprendere. Alla riunione è intervenuto anche Alan Woods, direttore del sito www.marxist.com, ed un compagno in rappresentanza dei marxisti nel PRC in Italia.

La Grecia è uno dei membri più deboli dell’euro-zona. Si è pesantemente esposta e adesso ha raggiunto il punto in cui rischia di non poter più ripagare i debiti. Le cose sono cambiate drammaticamente negli ultimi due anni. Dopo una crescita economica durata 16 anni, nel 2009 l’economia è entrata in recessione con la caduta del 1,6% del PIL, e mentre si vedono segnali di recupero nel resto d’Europa, la Grecia nel 2010 vedrà peggiorare ancora la situazione con una contrazione dell’economia attesa di un ulteriore 1,6%.

Dopo la recente decisione dell’INLA (Irish National Liberation Army - Esercito di liberazione nazionale irlandese) (1) di rinunciare alla lotta armata e di invitare i propri militanti a perseguire la via politica, è stata pubblicata su The Red Plough un’analisi marxista di questa importante svolta, scritta da Gerry Ruddy. Crediamo che spieghi molto bene le ragioni della critica marxista e per questo lo rendiamo disponibile per i nostri lettori.

Il mio defunto padre aveva un senso dell’umorismo molto pungente. A Natale, ogni volta che in televisione c’erano riferimenti a cerimonie religiose, scuoteva la testa infastidito e diceva: “Guardate, cercano di ficcare la religione dappertutto!”

Dal 7 al 18 Dicembre 2009, i rappresentanti di 192 nazioni si sono riuniti a Copenhagen, in Danimarca, per predisporre un nuovo trattato globale, “legalmente vincolante”, sul cambiamento climatico. La Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (nota come COP15) segna il culmine di due anni di negoziati per cercare un accordo che sostituisca il protocollo di Kyoto, destinato a scadere nel 2012.

Le elezioni dello scorso 6 di dicembre sono storiche in ogni senso. Liste elettorali (in Bolivia bisogna iscriversi per votare NdT) di quasi 5 milioni di elettori nel paese e per la prima volta 200 mila votanti all’estero, tra Argentina, Brasile, USA e Spagna, che rappresenta un aumento del 40% rispetto alle liste di solo un anno fa.

Sabato 21 novembre, il primo congresso straordinario del PSUV ha iniziato le proprie sessioni con la presenza di 772 delegati che indossavano una camicia rossa. La maggioranza erano lavoratori, contadini e studenti, eletti da circa 2,5 milioni di votanti (sulla carta i membri totali del partito risultano essere 7 milioni!). L’ atmosfera era carica di entusiasmo e di aspettative.

Ultimas Noticias, quotidiano venezuelano a grande tiratura, ha formulato una serie di domande ad Alan Woods, direttore del sito www.marxist.com, su alcune questioni centrali della Rivoluzione Venezuelana e sui pericoli che possono derivare da una situazione in cui manca l’iniziativa per far avanzare la rivoluzione e portarla fino in fondo con l’espropriazione dei settori chiave dell’economia.

Quest’estate la Scintilla Rossa [Rato Jhilko – v. foto], un giornale legato al Partito Comunista del Nepal, ha pubblicato un articolo di Baburam Bhattarai secondo il quale “il trotskismo è diventato più efficace dello stalinismo per l’avanzamento della causa del proletariato”. Ciò è il risultato della concreta esperienza storica che ha svelato la vera essenza dello stalinismo e ha reso giustizia alle idee di Leon Trotskij, nel caso del Nepal soprattutto alla teoria della rivoluzione permanente.