Nel percorso che porterà alle elezioni di settembre, l’opposizione si sta preparando su diversi fronti. Da una parte c’è il sabotaggio economico, dall’altra le manovre degli elementi di destra presenti all’interno dello stesso movimento bolivariano. Nel frattempo, tutto questo sta esercitando un effetto di radicalizzazione a sinistra.

Il Movimento al Socialismo (MAS) risulta confermato come prima forza nazionale alle elezioni del 4 di aprile. Alle precedenti elezioni municipali del 2004 il MAS aveva vinto in 80 dei 327 comuni del paese ma in nessuna dei capoluoghi regionali né nelle cittá importanti, mentre alle regionali del 2005 aveva conquistato il governo solo nelle regioni di Chuquisaca, Potosí ed Oruro. Oggi il MAS é maggioranza nei consigli comunali di Cobija, Cochabamba e della popolosa El Alto, terza cittá del paese. Le proiezioni sulla base dei primi scrutini gli attribuiscono anche i governi regionali di Potosí, La Paz, Cochabamba, Chuquisaca, Oruro e probabilmente Pando.

Nel percorso che porterà alle elezioni di settembre, l’opposizione si sta preparando su diversi fronti. Da una parte c’è il sabotaggio economico, dall’altra le manovre degli elementi di destra presenti all’interno dello stesso movimento bolivariano. Nel frattempo, tutto questo sta esercitando un effetto di radicalizzazione a sinistra.

Un riassunto del discorso pronunciato dal Coordinatore Nazionale Movimento Socialista Nero e leader della Sinistra Marxista del PT, Josè Carlos Miranda, durante l’udienza pubblica della Corte Suprema Brasiliana sulle quote razziali tenuta il 5 Marzo 2010.

L’appello lanciato dal Presidente Chavez per la costituzione di una nuova internazionale rivoluzionaria, la Quinta Internazionale, ha provocato un dibattito appassionato tra le fila del movimento operaio in America Latina e su scala mondiale. È impossibile per i marxisti rimanere indifferenti alla questione. Che atteggiamento dovremmo prendere nei suoi confronti?

Tutte le macchine si sono fermate così come le navi, il trasporto pubblico è stato bloccato, lo stato è stato paralizzato. La classe operaia greca ieri ha risposto, nonostante il fatto che i mass media e la borghesia volessero zittirla attraverso una tempesta di terrorismo ideologico e politico, ed è tornata all’azione con uno sciopero generale di grandi proporzioni.

Il 30 gennaio si è svolta a Parigi una riunione molto partecipata per lanciare una rete di membri del Partito Comunista Francese (PCF) che lottano per riportare le idee del Marxismo all’interno del PCF. Si sono discusse lezioni tratte dal passato e elaborate conclusioni sui prossimi passi che il Partito deve intraprendere. Alla riunione è intervenuto anche Alan Woods, direttore del sito www.marxist.com, ed un compagno in rappresentanza dei marxisti nel PRC in Italia.

La Grecia è uno dei membri più deboli dell’euro-zona. Si è pesantemente esposta e adesso ha raggiunto il punto in cui rischia di non poter più ripagare i debiti. Le cose sono cambiate drammaticamente negli ultimi due anni. Dopo una crescita economica durata 16 anni, nel 2009 l’economia è entrata in recessione con la caduta del 1,6% del PIL, e mentre si vedono segnali di recupero nel resto d’Europa, la Grecia nel 2010 vedrà peggiorare ancora la situazione con una contrazione dell’economia attesa di un ulteriore 1,6%.

Dopo la recente decisione dell’INLA (Irish National Liberation Army - Esercito di liberazione nazionale irlandese) (1) di rinunciare alla lotta armata e di invitare i propri militanti a perseguire la via politica, è stata pubblicata su The Red Plough un’analisi marxista di questa importante svolta, scritta da Gerry Ruddy. Crediamo che spieghi molto bene le ragioni della critica marxista e per questo lo rendiamo disponibile per i nostri lettori.

Il mio defunto padre aveva un senso dell’umorismo molto pungente. A Natale, ogni volta che in televisione c’erano riferimenti a cerimonie religiose, scuoteva la testa infastidito e diceva: “Guardate, cercano di ficcare la religione dappertutto!”

Dal 7 al 18 Dicembre 2009, i rappresentanti di 192 nazioni si sono riuniti a Copenhagen, in Danimarca, per predisporre un nuovo trattato globale, “legalmente vincolante”, sul cambiamento climatico. La Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (nota come COP15) segna il culmine di due anni di negoziati per cercare un accordo che sostituisca il protocollo di Kyoto, destinato a scadere nel 2012.