Lo scorso anno è esploso in Iran un imponente movimento che ha scosso l’odiato regime fondamentalista islamico fin nelle sue fondamenta. C’erano tutte le condizioni per riuscire nel rovesciamento rivoluzionario del regime. È mancata tuttavia la partecipazione attiva della classe operaia come forza organizzata e ancora più decisiva è stata la mancanza di una cosciente direzione rivoluzionaria del movimento.

Il 24 giugno circa due milioni di lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro gli ultimi attacchi alle pensioni del governo Sarkozy. L’età pensionistica, ridotta a 60 anni di età da Mitterrand nel 1981, verrà innalzata a 62 anni. Considerato che questa manifestazione è stata convocata per l’ultima settimana di giugno, ci si sarebbe potuto attendere una bassa partecipazione. Ma non è andata così. A Parigi circa 150.000 persone sono scese in piazza. Un ulteriore giorno di agitazione è stato convocato per il 7 settembre.

Il referendum che si è tenuto ieri alla Fiat di Pomigliano è per i lavoratori, la sinistra, il sindacalismo di classe di questo paese uno splendido risultato. Una sconfitta certo, ma che ha visto quasi il 40% dei lavoratori (circa la metà degli operai) dire NO al ricatto della Fiat. Marchionne voleva il plebiscito ma il plebiscito non c’è stato.

Negli ultimi tempi la risposta della classe lavoratrice greca alla serie di rigorose misure di austerità è stata magnifica. Abbiamo visto mobilitazioni delle masse, scioperi del settore pubblico e scioperi generali. Nonostante questo, il governo del PASOK ha fatto passare diversi “pacchetti di austerità” e sta preparando ulteriori attacchi. La quindi quindi è legata a dove si sposterà il movimento. Quale sarà il prossimo passo?

I lavoratori dello stabilimento Honda di Foshan in Cina hanno conquistato l’aumento del salario del 35% dopo uno sciopero cominciato il 17 maggio. L’accordo, raggiunto il 4 giugno, prevede un aumento medio mensile di 500 yuan in media. Un lavoratore regolare di prima linea il cui salario prima era di 1544 yuan, vedrà un aumento a 2044 yuan, corrispondente al 32,4%. Gli impiegati interni, che rappresentano una gran parte della forza lavoro e hanno giocato un ruolo chiave nello sciopero ma ricevevano salari molto più bassi, avranno un aumento di 634 yuan dagli attuali 900 – un incremento di oltre il 70%.

Una battaglia decisiva si sta svolgendo all’interno del PSUV in Venezuela, una battaglia che riguarda le candidature al parlamento per il partito nelle prossime elezioni. La sinistra sta combattendo una battaglia impari, poichè i candidati della destra hanno avuto molte più risorse e sostegno ufficiale dal partito a livello locale rispetto ai candidati che genuinamente rappresentano i lavoratori e i poveri. E’ una battaglia cruciale nella rivoluzione venezuelana.

Le recenti elezioni politiche ed amministrative in Gran Bretagna hanno prodotto una situazione parlamentare instabile, che è un riflesso della instabilità reale esistente nella società. Non solo i risultati hanno prodotto un parlamento in stallo senza maggioranza assoluta per nessun partito, ma addirittura si è giunti ad una alleanza Tory-liberali, per la prima volta in più di 70 anni.

La Grecia resiste ai diktat dell’Unione europea e del Fmi. Lo sciopero e la manifestazione di ieri ad Atene sono state le più grandi dalla fine della dittatura dei colonnelli, oltre 35 anni fa. A centinaia di migliaia i lavoratori e i giovani sono scesi in piazza ad Atene, a Patrasso a Salonicco e in tante altre città della Grecia.

Da quando la crisi in Grecia ha conquistato le prime pagine, sono spuntate dappertutto, sui media borghesi, un sacco di frottole su come in Grecia il settore pubblico sia enorme, le settimane lavorative cortissime, le pensioni grasse e facili ed un sacco di altre amenità per gettare sui lavoratori la colpa della crisi. Le cifre ed i fatti, tuttavia, hanno la testa dura e raccontano una storia completamente diversa.

La rivoluzione cubana si trova ad affrontare ulteriori attacchi da parte delle potenze capitalistiche. C'è una campagna diffamatoria e isterica su scala internazionale, che dimostra ancora una volta di più l'odio dei borghesi per una rivoluzione, che a dispetto dei suoi errori e delle difficoltà resiste e continua a rappresentare un polo di attrazione per i lavoratori e i contadini dell’America Latina e a livello internazionale.