L'anniversario del colpo di stato in Cile porta con sé anche l'anniversario dalla scomparsa di Victor Jara. Sono passati quarant'anni dal settembre 1973, quando un colpo di stato militare pose fine al governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende, spalancando le porte alla dittatura di Augusto Pinochet. In altri articoli e documenti abbiamo affrontato le cause di quella tragedia, gli errori e le potenzialità che fecero dell'esperienza rivoluzionaria cilena un condensato di insegnamenti.

Le rivoluzioni arabe hanno aperto scontri tra le classi dominanti in Medio Oriente. Oltre a schiacciare qualunque movimento di opposizione e le classi lavoratrici all’interno dei propri paesi, esse stanno anche lottando tra di loro per aggiudicarsi il ruolo di potenza dominante nella regione.

La mattina dell’11 settembre di trent’anni fa, sotto gli occhi increduli di tutto il mondo, in Cile il braccio armato dell’oligarchia annegò in un mare di sangue le speranze di un popolo che aveva osato sfidare il potere e gli interessi di chi lo affamava. Da quel golpe è nata una dittatura mostruosa. In questo articolo si percorre la storia del Cile per ricostruire nel quadro dello sviluppo della lotta di classe in Cile le cause dell’ascesa e della sconfitta di una rivoluzione che ha segnato la vita di una generazione, per trarne gli insegnamenti più importanti ed impedire che ancora una volta il sonno della ragione generi altri mostri come il regime del generale Augusto Pinochet Ugarte.

I venti di guerra minacciano la Siria: un intervento dell'imperialismo occidentale appare sempre più probabile. Seguiremo nei prossimi giorni la situazione in maniera attenta. Nel frattempo, pubblichiamo un articolo scritto da Alan Woods. dirigente della Tendenza marxista internazionale, nel giugno scorso, ma che conserva tutta la sua validità.

A Washington i tamburi di guerra risuonano macabri e forti, annunciando un imminente attacco americano in Siria. Nel Regno Unito, il fedele scudiero, Cameron risponde di buon grado alla chiamata. È previsto che il Parlamento ratifichi l’opzione militare in una riunione d’emergenza convocata per giovedì, 29 agosto. L’intervento imperialista diretto segna una svolta fondamentale nella situazione in Siria. Questo dopo che la spirale della guerra civile di stampo religioso aveva spazzato via il potenziale rivoluzionario delle proteste anti-regime scoppiate nel gennaio 2011, sull’onda della Primavera Araba. Intrappolata nel meccanismo di una sanguinosa guerra civile, la rivoluzione è stata spietatamente spinta indietro. La spirale settaria ha rafforzato la presa del regime di Assad sulle minoranze Alauite e cristiane e sulla popolazione urbana minacciata dalla crescente ondata della reazione fondamentalista islamica sunnita tra le fila dell’opposizione. La reazione guadagna terreno da entrambe le parti.

Le forze di sicurezza egiziane hanno smantellato e represso nel sangue i presidi di protesta dei seguaci dei Fratelli Musulmani (FM), installati nelle piazze Al-Nahda e Raba'a al-Adawiyya al Cairo come punti focali per riunire e mobilizzare le loro forze dopo il rovesciamento di Morsi. Questo segna un altro drammatico cambiamento nella situazione che la rivoluzione egiziana sta affrontando.

I drammatici eventi accaduti e che stanno accadendo in Turchia, Brasile ed Egitto sono un’indicazione cristallina che siamo entrati in una situazione completamente nuova a livello mondiale. Abbiamo bisogno di esaminare i processi fondamentali in atto, al fine di combattere ogni tendenza abitudinaria.

Oggi, 9 luglio, ricorre il centesimo anniversario della nascita di Ted Grant, teorico marxista e fondatore della Tendenza marxista internazionale, di cui Falcemartello fa parte. Lo ricordiamo con questo articolo, pubblicato anche nel numero in corso del nostro mensile.

Il 30 giugno in Egitto si è tenuta quella che la BBC ha definito la più grande manifestazione della storia dell’umanità. Milioni di persone sono scese in piazza (e ci sono rimaste) per chiedere le dimissioni di Mursi, il presidente egiziano eletto un anno fa, e ribadire quelli che erano gli obbiettivi della rivoluzione del 25 gennaio: pane, lavoro, giustizia sociale. La protesta si è svolta in tutto l’Egitto, dal Cairo (piazza Tahrir e davanti ai palazzi presidenziali di Ittahadeya e di Qobba) ad Alessandria, dalle città del Delta (Mahalla, Tanta, Mansoura e Damietta) fino al sud dell’Egitto.