Con l’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America, le grida di “fascismo!” riempiono di nuovo l’aria. Tuttavia, come vedremo, anche se Donald Trump è un rozzo intollerante, un uomo d’affari miliardario, non è un fascista. Il segreto della sua vittoria non è che si sia posto alla guida di un movimento fascista di massa che si batte per il potere, ma che la politica del “meno peggio” perseguita dalla “sinistra” e dai dirigenti del movimento operaio ha perso tutto il suo vigore. Data la mancanza di un’alternativa di classe indipendente fornita dai sindacati o da Bernie Sanders, gli americani, poco entusiasti dalla campagna, sono rimasti a casa in massa il giorno delle elezioni e la vittoria è stata consegnata a Trump da parte dei lavoratori della “Rust belt” alienati e stanchi da decenni di tradimenti da parte dei Democratici.

Così finisce la “Scuola dei democratici”. Quello che una volta sembrava impensabile, simile ad un episodio di “Ai confini della realtà”, è diventata una realtà surreale. Assieme a milioni di altre persone, gli esperti dei mass media erano traumatizzati, nonostante abbiano cercato di mantenersi composti davanti al crollo del “muro blu” di stati “sicuri” per Hillary, con un ribaltamento irreversibile verso quelli a favore di Donald.